18 (220)
Quando all'antica età volgo il pensiero,
Riverenza, ed invidia il cor m'assale,
Per le bell'Arti, ond'in gran pregio sale
O tela o sasso od edifizio altero.
Ma poi se il Tempio torreggiar di Piero
Io veggio, e di Mosè l'alta immortale
Marmorea Immago, ed il gran Dì fatale,
Che finto in Vaticano aspetta il vero,
O Tempo antico, di che omai ti vante?
Io grido allor: Te dall'obblio profondo
Archimede innalzò, Fidia, e Timante.
Ma non è il nostro a te d'onor secondo,
S'ebbe una man ciò che, già sparso in tante,
Facea meravigliar la Grecia e il Mondo.