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Veggio il senso, che qual destrier feroce,
Cui poco o nulla e sprone e morso affrena,
Cieco già l'alma al precipizio mena,
Cercando ognor ciò che diletta e nuoce.
Ahi! temo un dì che alla Tartarea foce
Seco mi porti, sì preval sua lena.
Io gli do volta, e pur là mi rimena,
Ove sen corse indomito e veloce.
Che far mai deggio, s'ei non cura il morso?
Lasciarlo a suo piacere e in sua balìa?
Non già, ché sento al cuore aspro rimorso:
Né questo altr'è, che l'amorosa e pia
Voce del mio Signor, che arresta il corso
Al mio senso rubel, quando travia.