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By Niccolò Tinucci

Come per ibernal freddo ristretto

col sol del Tauro in fronda torna il fiore,

tal son fatt'io, che 'l mio greve dolore

in piacere ho cangiato e in diletto;

e 'n dir quante volte aggia io benedetto

Venere e 'l figlio e quel vago splendore

ch'ha rivolto a merzé tuo gran valore,

come a cosa impossibil non mi metto.

Dico ben che l'ardente mio disio

per tuo gentile offerta è sì cresciuto

che più che morte or mi saria l'oblio:

fammi mestier, signor, tuo presto aiuto;

e qui Fortuna, Amor, i Cieli e Dio

mi scusin s'io ti stringo al non dovuto.