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Aveste pur più tosto, irati Numi,
Cangiata la mia Donna in vago augello,
O di lei fatto alcun fonte novello,
Che bagnasse correndo ispidi dumi;
O sottil canna in riva a i nostri fiumi,
O in mezzo a i nostri boschi un arbuscello,
O chiuse le sue membra in freddo avello,
L'alma locando fra gli eterni lumi.
Ben di sì strane forme aveste voi,
Numi, l'uso, se invidia o gelosia
Quaggiù per qualche ninfa il cor vi punse;
Ed, ahimè lasso, ho da veder fra noi
D'altri or la Donna, che di me fu pria,
E Imeneo riverir, che a lui l'aggiunse?