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Come incaüto pesce correr sòle
all'esca sua fatal dall'amo ascosa
sotto le gelide acque al caldo sole,
e come nella nocte tenebrosa
la semplice farfalla a' lume intorno,
il dì cercando, vola senza posa
e tante volte ivi fa suo ritorno
ch'al fin cade dal foco appresa in terra,
spinta sol dal disio del chiaro giorno;
così son forzato io da mortal guerra
gli ochi vostri seguir, ch'al sol fanno ombra
per lo splendor che da lor si diserra.
Con questi Amor tutti e' mie' sensi ingombra,
questi veder giorno e nocte disio,
da me per questi ogni piacer si sgombra.
So ben ch'io seguo il gran supplicio mio
e ch'io vo dietro a quel che mi distrugge
e di me stesso mi mette in oblio;
ma ragion sì da me si toglie e fugge,
vinta dall'appetito di fruire
quel ch'è cagion che 'l misero cor rugge,
che 'l fin non so veder di tal martyre,
né come questo disïato male
possa schifar, che mi fa sì languire.
Io credo, Amor, che con le tue fiere ale
nelli occhi di costei facto abbi el nido
e posta la tuo sede imperïale,
perché da quindi trahi con l'arco fido
le saette mortali e' falsi inganni
ond'io di mia salute mi diffido;
e temo già che dopo tanti affanni,
dopo tanti sospiri e doglie amare,
mie vita non arrivi alli ultimi anni,
se già vostra merzé prompta aiutare
non si dispone a sì grave dolore
che mi disface pel superchio amare.
Mille fïate il dì cangio colore
e sento mortal pene, acerbe e forte,
per mille volte ch'è ferito il core.
Condocto sono a tanto iniqua sorte,
che, per giugnere al fin de' mia martyri,
lieto e constante chieggio ognora morte,
né so in qual parte mi rivolti o miri,
ch'io dia riposo alla mia stanca mente
e non sia preda di crudei sospiri.
Come gelida neve al sol fervente
nelli alti monti si risolve e manca,
e come cera, quando il foco sente;
così voi donna, più che neve bianca,
co' vostri leggiadri occhi a poco a poco
conducete allo stremo l'alma stanca.
Chi negar pò che di Cupido il foco
gli occhi non sien, le ferite e gli strali,
l'arte, l'ingegno, la potentia e 'l gioco?
Gli occhi son di costui l'arme letali,
con questi solo assalta, fère, ancide,
stratia con questi e' miseri mortali.
Come chi del suo mal tardi s'avide,
indarno spesso poi cerca il rimedio
contra chi dell'error contento ride,
così de' vostri begli occhi l'assedio
tardi cognobbi, ond'or condocto sono
essere albergo di dolore e tedio.
E voi lieta ascoltate il tristo sòno
de' mia lamenti, e con Amor godete,
che di mia libertà v'ha facto dono.
Omè! che troppo agli occhi miei piacete,
troppo mi par leggiadro il vostro aspecto,
che m'ha rinvolto in sì proterva rete.
Io ardo, e voi ne prendete dilecto
e fate poca stima di mie pene,
che mi distrugon dentro al miser pecto.
Non fece in Lipar mai tante catene
di Giove il fabro, con quante legato
la vostra faccia angelica mi tène.
Ma bench'io sia condocto a tale stato,
non recuso però fino allo stremo
di mia vita seguirvi in ciascun lato,
purché quel dì che tanto spesso temo
la mia dubiosa mente rassicuri,
a che pensando tutto languo e tremo.
In questa crudel guerra, aspra, più duri
adversari non sento o più gagliardi
che 'l timor ch'altri il mio tesor non furi.
Non ha fiaccole Amor con le quali ardi
più crudelmente gl'infelici amanti:
questi sono i mortiferi suoi dardi.
Però donna, se quando io sono avanti
da' vostri leggiadri occhi, un picciol segno
mi scoprite d'amor, o cenni alquanti,
io sento al cor per così facto pegno
dolceza immensa, ringratiando Amore,
che facto m'ha di tanta gratia degno.
Da voi non chieggio, caro mio signore,
se non che la mia fede e 'l cor sincero
qualche premio sortisca del suo ardore:
assai mi fia se sotto il vostro impero
ferma e constante mi riceverete,
senza schifar sì fedel servo intero.
Me voi per sorte alcuna non vedrete
già mai partir della mia servitute,
sì che exemplo di fede mi terrete.
La speme ho posta in voi di mia salute,
d'ogni mio bene e di ciascun riposo;
voi sète obiecto d'ogni mia virtute.
In voi la mente afflicta e 'l cor riposo,
altro dilecto non ho che 'l vedervi,
ciascun piacer senza voi m'è nascoso.
Pongo tutto 'l mio studio in compiacervi,
desidero voi sola e di voi penso
e temo più che morte il dispiacervi.
L'alma, lo spirto, l'intelletto e 'l senso
insieme, tutti in voi son transmutati,
e vivo dentro a voi soluto e 'ntenso.
Di quanti in simil laccio sono stati,
non credo amanti si trovassor mai
più serventi di me, né più fidati.
Quanti sospir già sparso ho, quanti guai,
donna, per voi, quante pene e tormenti
ho sopportati, e tu, Cupido, el sai,
qual chiamo in testimon de' mia lamenti,
delle lachrime tante e grave doglie
che per costei dato m'hai sì cocenti.
In lei finiscon tutte le mie voglie,
in lei mie vita si consuma e regge,
ogni atto in lei, ogni pensier s'acoglie.
Medusa cruda sotto dura legge
gli amanti con sua occhi convertiva
in saxi e in fere, come ognor si legge:
nuova Medusa, dolze alma mia diva,
per me voi sète, il cui feroce sguardo
contra di me simile forze aviva.
Or son di ghiaccio, or come fiacola ardo,
or piango, or rido, son or lieto, or tristo,
or più ch'altri son franco, or più codardo.
Nel gorgo di Carpatio non fu visto
in tante forme Proteo mutarsi,
quando Aristeo fece di lui l'acquisto,
in quante spetie e' mia pensier cangiarsi,
l'arbitrio, i sensi e' costumi e l'ingegno
fanno e' vostri occhi di pietate scarsi.
Come 'l sol, quando per andare al regno
degli Antipodi il nostro mondo lascia
privo dal suo governo e dal sostegno,
tucta la terra una fusca ombra fascia,
che ciascun animale insieme attrista
per l'alma luce che da·llor si sfascia;
così da me quando la bella vista
vostra si toglie, in tenebre rimango
oscure più che densa nocte e trista,
e pel dolor che l'alma sente, piango,
qual per seguirvi da me si diparte,
lasciando il corpo solo, ond'io ne lango.
Io non porria narrar con mille carte
del mio misero stato e sorte amara
con cento lingue la millesma parte.
O dolce mia inimica, o speme cara,
hatti però creata la natura
tra l'altre donne sì legiadra e rara,
perché tu fussi sempiterna cura
che 'l mio core infelice possedessi,
ch'è pur di carne, e non di pietra dura.
Condocto sono ad tal che, s'io credessi
che Morte presto di tanto aspro affanno,
mossa ad pietà di me, non mi trahessi,
contra di me sarei crudel, come hanno
per finire e' lor guai già facto molti,
senza curarsi dell'etterno danno.
Ma spero in breve di vedere sciolti
gli spirti miei da così grave incarco,
quando tanti martyri ne fien tolti.
Ben m'aspettasti, Amor, attento al varco
con l'arco teso e con la voglia pronta,
per farmi sempre di libertà scarco,
quando nel cor mi stampasti la 'mpronta
della mia donna, come chi si ingegna
contra 'l nimico vendicar sua onta.
Già più seguir non posso la tuo insegna,
ne più durar socto giogo sì grave,
che troppo crudelmente impera e regna;
Però, se ti dilecta e par soave
perseguitarmi vie più oltre ancora,
come da' venti tempestata nave,
priegoti almen che mi conduca all'ora
extrema di mia vita, acciò ch'io sia
una volta di tante pene fora.
E poi che spento il corpo in cener sia,
questo si ponga nel sepolcro insculpto,
per far nota a ciascun la pena mia:
— Incluso giace in questa urna e sepulto
un fido amante che, per amar tanto,
ha sentito di morte il fiero insulto,
e la sua donna con Amor n'ha 'l vanto.