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By Alessandro Braccesi

Come incaüto pesce correr sòle

all'esca sua fatal dall'amo ascosa

sotto le gelide acque al caldo sole,

e come nella nocte tenebrosa

la semplice farfalla a' lume intorno,

il dì cercando, vola senza posa

e tante volte ivi fa suo ritorno

ch'al fin cade dal foco appresa in terra,

spinta sol dal disio del chiaro giorno;

così son forzato io da mortal guerra

gli ochi vostri seguir, ch'al sol fanno ombra

per lo splendor che da lor si diserra.

Con questi Amor tutti e' mie' sensi ingombra,

questi veder giorno e nocte disio,

da me per questi ogni piacer si sgombra.

So ben ch'io seguo il gran supplicio mio

e ch'io vo dietro a quel che mi distrugge

e di me stesso mi mette in oblio;

ma ragion sì da me si toglie e fugge,

vinta dall'appetito di fruire

quel ch'è cagion che 'l misero cor rugge,

che 'l fin non so veder di tal martyre,

né come questo disïato male

possa schifar, che mi fa sì languire.

Io credo, Amor, che con le tue fiere ale

nelli occhi di costei facto abbi el nido

e posta la tuo sede imperïale,

perché da quindi trahi con l'arco fido

le saette mortali e' falsi inganni

ond'io di mia salute mi diffido;

e temo già che dopo tanti affanni,

dopo tanti sospiri e doglie amare,

mie vita non arrivi alli ultimi anni,

se già vostra merzé prompta aiutare

non si dispone a sì grave dolore

che mi disface pel superchio amare.

Mille fïate il dì cangio colore

e sento mortal pene, acerbe e forte,

per mille volte ch'è ferito il core.

Condocto sono a tanto iniqua sorte,

che, per giugnere al fin de' mia martyri,

lieto e constante chieggio ognora morte,

né so in qual parte mi rivolti o miri,

ch'io dia riposo alla mia stanca mente

e non sia preda di crudei sospiri.

Come gelida neve al sol fervente

nelli alti monti si risolve e manca,

e come cera, quando il foco sente;

così voi donna, più che neve bianca,

co' vostri leggiadri occhi a poco a poco

conducete allo stremo l'alma stanca.

Chi negar pò che di Cupido il foco

gli occhi non sien, le ferite e gli strali,

l'arte, l'ingegno, la potentia e 'l gioco?

Gli occhi son di costui l'arme letali,

con questi solo assalta, fère, ancide,

stratia con questi e' miseri mortali.

Come chi del suo mal tardi s'avide,

indarno spesso poi cerca il rimedio

contra chi dell'error contento ride,

così de' vostri begli occhi l'assedio

tardi cognobbi, ond'or condocto sono

essere albergo di dolore e tedio.

E voi lieta ascoltate il tristo sòno

de' mia lamenti, e con Amor godete,

che di mia libertà v'ha facto dono.

Omè! che troppo agli occhi miei piacete,

troppo mi par leggiadro il vostro aspecto,

che m'ha rinvolto in sì proterva rete.

Io ardo, e voi ne prendete dilecto

e fate poca stima di mie pene,

che mi distrugon dentro al miser pecto.

Non fece in Lipar mai tante catene

di Giove il fabro, con quante legato

la vostra faccia angelica mi tène.

Ma bench'io sia condocto a tale stato,

non recuso però fino allo stremo

di mia vita seguirvi in ciascun lato,

purché quel dì che tanto spesso temo

la mia dubiosa mente rassicuri,

a che pensando tutto languo e tremo.

In questa crudel guerra, aspra, più duri

adversari non sento o più gagliardi

che 'l timor ch'altri il mio tesor non furi.

Non ha fiaccole Amor con le quali ardi

più crudelmente gl'infelici amanti:

questi sono i mortiferi suoi dardi.

Però donna, se quando io sono avanti

da' vostri leggiadri occhi, un picciol segno

mi scoprite d'amor, o cenni alquanti,

io sento al cor per così facto pegno

dolceza immensa, ringratiando Amore,

che facto m'ha di tanta gratia degno.

Da voi non chieggio, caro mio signore,

se non che la mia fede e 'l cor sincero

qualche premio sortisca del suo ardore:

assai mi fia se sotto il vostro impero

ferma e constante mi riceverete,

senza schifar sì fedel servo intero.

Me voi per sorte alcuna non vedrete

già mai partir della mia servitute,

sì che exemplo di fede mi terrete.

La speme ho posta in voi di mia salute,

d'ogni mio bene e di ciascun riposo;

voi sète obiecto d'ogni mia virtute.

In voi la mente afflicta e 'l cor riposo,

altro dilecto non ho che 'l vedervi,

ciascun piacer senza voi m'è nascoso.

Pongo tutto 'l mio studio in compiacervi,

desidero voi sola e di voi penso

e temo più che morte il dispiacervi.

L'alma, lo spirto, l'intelletto e 'l senso

insieme, tutti in voi son transmutati,

e vivo dentro a voi soluto e 'ntenso.

Di quanti in simil laccio sono stati,

non credo amanti si trovassor mai

più serventi di me, né più fidati.

Quanti sospir già sparso ho, quanti guai,

donna, per voi, quante pene e tormenti

ho sopportati, e tu, Cupido, el sai,

qual chiamo in testimon de' mia lamenti,

delle lachrime tante e grave doglie

che per costei dato m'hai sì cocenti.

In lei finiscon tutte le mie voglie,

in lei mie vita si consuma e regge,

ogni atto in lei, ogni pensier s'acoglie.

Medusa cruda sotto dura legge

gli amanti con sua occhi convertiva

in saxi e in fere, come ognor si legge:

nuova Medusa, dolze alma mia diva,

per me voi sète, il cui feroce sguardo

contra di me simile forze aviva.

Or son di ghiaccio, or come fiacola ardo,

or piango, or rido, son or lieto, or tristo,

or più ch'altri son franco, or più codardo.

Nel gorgo di Carpatio non fu visto

in tante forme Proteo mutarsi,

quando Aristeo fece di lui l'acquisto,

in quante spetie e' mia pensier cangiarsi,

l'arbitrio, i sensi e' costumi e l'ingegno

fanno e' vostri occhi di pietate scarsi.

Come 'l sol, quando per andare al regno

degli Antipodi il nostro mondo lascia

privo dal suo governo e dal sostegno,

tucta la terra una fusca ombra fascia,

che ciascun animale insieme attrista

per l'alma luce che da·llor si sfascia;

così da me quando la bella vista

vostra si toglie, in tenebre rimango

oscure più che densa nocte e trista,

e pel dolor che l'alma sente, piango,

qual per seguirvi da me si diparte,

lasciando il corpo solo, ond'io ne lango.

Io non porria narrar con mille carte

del mio misero stato e sorte amara

con cento lingue la millesma parte.

O dolce mia inimica, o speme cara,

hatti però creata la natura

tra l'altre donne sì legiadra e rara,

perché tu fussi sempiterna cura

che 'l mio core infelice possedessi,

ch'è pur di carne, e non di pietra dura.

Condocto sono ad tal che, s'io credessi

che Morte presto di tanto aspro affanno,

mossa ad pietà di me, non mi trahessi,

contra di me sarei crudel, come hanno

per finire e' lor guai già facto molti,

senza curarsi dell'etterno danno.

Ma spero in breve di vedere sciolti

gli spirti miei da così grave incarco,

quando tanti martyri ne fien tolti.

Ben m'aspettasti, Amor, attento al varco

con l'arco teso e con la voglia pronta,

per farmi sempre di libertà scarco,

quando nel cor mi stampasti la 'mpronta

della mia donna, come chi si ingegna

contra 'l nimico vendicar sua onta.

Già più seguir non posso la tuo insegna,

ne più durar socto giogo sì grave,

che troppo crudelmente impera e regna;

Però, se ti dilecta e par soave

perseguitarmi vie più oltre ancora,

come da' venti tempestata nave,

priegoti almen che mi conduca all'ora

extrema di mia vita, acciò ch'io sia

una volta di tante pene fora.

E poi che spento il corpo in cener sia,

questo si ponga nel sepolcro insculpto,

per far nota a ciascun la pena mia:

— Incluso giace in questa urna e sepulto

un fido amante che, per amar tanto,

ha sentito di morte il fiero insulto,

e la sua donna con Amor n'ha 'l vanto.