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By Bernardo Tasso

Lelio, qui dove il sole

con l' obliquo suo raggio

né d' april dé di maggio

fa, come altrove suole,

dilettoso il terreno

a mille varii fiori aprire il seno,

ove l' orrido verno

tiene il nevoso regno

e pien d' ira e di sdegno

si fa di Flora scherno,

ov' Aquilone irato

copre di gelo ogni monte, ogni prato,

ove il ghiaccio aspro e duro

pon freno ai fiumi vaghi,

e i freddi stagni e i laghi

nascondeno il suo puro

fondo, qui dove il cielo

si veste ognor di tenebroso velo,

fra queste strane genti,

dove virtù et onore

qual fuor del suo licore

pesci smarriti e spenti

stan, per lungo camino

m' ha scorto il mio infelice, empio destino.

Qui, misero, qui vivo,

se chiamar si può vita

questa, lasso, che invita

l' uomo di gioia privo

in dolorose tempre

a sospirar, a lagrimar mai sempre;

e se talor mi volto

in quella parte bella

u' la mia fida stella

con rugiadoso volto

mi chiama da lontano

e mi sospira lungamente invano,

prendo tanto conforto

da quel cielo amoroso

ch' ogni stato noioso

pongo in oblio; ma corto

è quel diletto e frale,

poi che lontano è il ben, presente il male.

O patria illustre, o madre

d' Imperadori e Regi,

che co' lor fatti egregi

rendono oscure et adre

tutte l' opre onorate

de l' anime più chiare e più lodate,

o patria illustre, o albergo

di quanto ben ci mostra

questa terrena chiostra,

a te m' inalzo et ergo,

e t' onoro et essalto

quanto le rime mie posson gir alto.

Felice voi, felice

tre volte e più, che il giorno

in sì lieto soggiorno

passate, ove non lice

veder ciò che non sia

tutto pien di virtù, di leggiadria:

voi solingo talora,

toltovi al volgo ignaro,

con l' alte Muse a paro

dove Zefiro e Flora

spargon le lor ricchezze

cantate le divine alme bellezze

di quella che prescrive

i chiari giorni vostri;

talora con gli inchiostri

purgati per le rive

vergate d' un bel rio

carte secure da l' eterno oblio.

Oh, se benigna sorte

m' apre da l' oriente

quel dì chiaro e lucente

ch' al bel desio mi porte,

chi più di me contento

spargerà voci d' allegrezza al vento?

Nocchiero accorto e saggio

ch' ha guardata la nave

da tempesta atra e grave,

giunto al fin del viaggio

appende su le sponde

l' umide vesti al Dio de le sals' onde;

io gli sproni e 'l cappello,

qual stanco pellegrino

che da lungo camino

venga, ad un ramuscello

d' un pino e d' un abete

vo' sacrar a la Dea de la quiete;

indi gioioso e lieto,

ne l' onorato monte

ch' orna la bella fronte

del gran Salerno, queto

mirar or ne le chiare

onde scherzar gli ispidi Dei del mare,

e Dori e Galatea,

di perle e di coralli

cinte, amorosi balli

guidar con Panopea,

et arder co' sospiri

l' acque nel foco de' lor bei desiri,

e i lascivi Tritoni

talor andar guizzando,

desiosi cercando

i più preziosi doni

per coronarne il crine

de le lor Ninfe vaghe e pellegrine;

talor con la vezzosa

mia pastorella e lieta,

quando il sovran Pianeta

rende vaga ogni cosa

e col raggio fecondo

orna di varie sue bellezze il mondo,

ne' mattuti albori,

mentre i soavi augelli

sopra i verdi arbuscelli

che spiran mille odori

salutan lieti il die,

dolcemente cantar le pene mie,

e fra il canto, a le rose

de la purpurea bocca,

onde Amor vibra e scocca

le sue gioie più ascose,

involar dolci baci

e far con lor garrendo e guerre e paci;

or con le Muse amiche,

che stan meco sovente,

cantar lieto e ridente

l' onorate fatiche

del mio Signor gentile

con colto, vago e dilettoso stile.

O dì chiaro, io ti sacro

questa penna, e se mai

a me lieto verrai,

ti farò un simulacro

ne le vivaci carte,

u' fian le glorie tue pinte e cosparte,

sì che mill' anni e poi

le genti che verranno

come al più bel de l' anno

alzin gli onori tuoi

ricchi e festosi altari,

e vivi ognor fra' più famosi e chiari.