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By Niccolò da Correggio

Se d'un cultor di selve exarse Iove,

dilecto forsi pria d'alcun pastore,

non puòte però aver suo primo fiore

se non colto e gustato a mille prove,

che senza transmutarsi in forme nòve

Febo già l'ebbe, credo, e un cacciatore;

or perso l'hanno, ma in sua vece Amore

se è dato a lor, né più si vede altrove.

Occulta l'ali, e con la dolce lira

che gli diè Apollo, fa un concento tale

che le selve ad udirlo e i fiumi tira;

e Ganimede d'uno aurato strale

percosso ha per vendetta, onde suspira,

ché rimedio di Iove a lui non vale.