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Signor, se irata contra te risorge
Con nuovi assalti suoi l'istabil sorte,
Non già t'opprime, anzi teatro or porge
A tua invitta costanza, al petto forte.
Un nobil core infra i martir' si scorge,
E i perigli alla gloria apron le porte.
Io già ti veggio appo l'età che sorge
Signor degli anni e vincitor di morte.
So ben ch'invidia rea solo a' tuoi danni
Tutti muove gli abissi a mortal guerra,
Ma non val contra te forza d'inganni.
Così quand'Eolo il freddo antro disserra,
Di sue frondi non men carca che d'anni,
Scuote quercia talor, ma non l'atterra.