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By Giovambattista Marino

Or che dal freddo ciel di bianco sputo

l'ispida testa e di cristallo il mento

ti sparge il verno, e di gelato argento

t'arma le spalle e di diamante acuto,

o superbo Appennin, che 'l crine irsuto

di nube avvolgi e nebbia spiri e vento,

de' monti re, di cento fiumi e cento

ch'apron d'Italia il sen, padre canuto,

lunge dal vivo sol degli occhi miei

tra pianti e tra sospir, secco ogni stelo

di speme, o quando a te simil sarei:

se non ch'io giaccio e tu ti levi al cielo,

gran pena io sento e tu insensibil sei,

io di foco son carco e tu di gelo.