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By Bernardo Tasso

Allor che l' alba appar ne l' orizzonte,

spiegati a l' aura i capei biondi e d' oro,

e con la chiara sua purpurea fronte

scopre de' verdi campi ogni tesoro,

sul dorso del bel Vaticano monte

un sacerdote in mezzo un lieto coro

di casti fanciulletti era, e d' intatte

vergini, e pure più che puro latte.

I quai col crine ch' ondeggiando intorno

giva ad ognor con mille vaghi errori,

di ricche gemme e di ghirlande adorno,

teste di vari e d' odorati fiori,

rivolti i lumi al Sole, ove soggiorno

fanno le Grazie e i semplicetti Amori,

da quei stillando un amoroso affetto

umido fean di dolce pianto il petto;

et ei con stola di color di rose,

vestito di sottil, candido velo,

così cantava in voci alte e pietose,

converso il volto e i suoi pensieri al Cielo:

– O sommo Iddio gran padre de le cose,

che con paterno et amoroso zelo

hai dato a noi mortali e spirto e vita,

che senza il nostro error fora infinita,

tu festi il cielo e l' altre cose belle,

co' duo lumi maggior, la luna e 'l sole,

e quello ornasti di cotante stelle

quante non have april rose e viole,

queste facendo fisse, erranti quelle

girar intorno a la terrena mole,

onde poi fanno con ordine eterno

autunno, primavera, e state e verno.

Tu con un vago variar de l' ore

a la notte et al dì termine hai dato,

et a questo ad ognor luce e splendore,

a quella orrori et ombre in ogni lato,

al verno ghiacci, a la stagion migliore

fioretti et erbe onde s' onora il prato,

e con perfetta, irreprensibil norma

a tutte l' altre cose ordine e forma.

Poi che 'l timone e le chiavi e la verga

hai dato de la barca e del tuo ovile,

perché come solea non si disperga

questa tua greggia mansueta, umile,

o nel profondo mar non si sommerga

il legno, con la merce alta e gentile,

a pastor cauto et a nocchier sì saggio,

che di lupo o di mar non teme oltraggio,

fa' tu, Signor, che 'l filo in lungo tiri

de la sua vita l' importuna Parca,

tanto che il sol più lustri il mondo giri

con la quadriga sua di luce carca,

onde l' afflitta Italia ne respiri,

e con favor di così gran Monarca

torni ogni colle, ogni sua piaggia aprica,

ai primi onori, a la bellezza antica. –

Così detto si tacque il sacerdote,

ai cui sonori et onorati accenti

i pargoletti con soavi note

acquetar, rispondendo, il mare e i venti;

sentir le voci lor caste e divote

a sì nova armonia gli angeli intenti,

e portar, dal Ciel scesi, in lunga schiera

a l' orecchie di Dio l' umil preghiera.

L' udio 'l Motor eterno, e con quel riso

che l' ira affrena d' ogni gran tempesta,

che fa d' un cieco abisso un paradiso,

pien di santa pietà chinò la testa;

e volto in giro il risplendente viso,

ove il perfetto ben si manifesta,

un alato chiamando e bel corriero

parte gli feo de l' alto suo pensiero;

ond' egli riverente oltre misura

inchinò le ginocchia e spiegò l' ale,

che farian lieta e vaga ogni pittura,

purpuree, d' or, d' azzurro orientale,

e volò ne l' albergo di Natura,

ove per legge et ordine fatale

stan le tre Parche al suo lavoro intente,

a cui fece di Dio nota la mente.

Esse per ubidir preste pigliaro

un vello aurato e vago a meraviglia,

più leggiadro del qual mai non filaro

da che i fior piaggia fer bianca e vermiglia,

e questo al primo aggiunto seguitaro

a trar lo stame, ove più s' assotiglia

volgendo il fuso, e cominciaro un canto

più vero degli oracoli di Manto:

– O splendor de l' Italia, essempio vero

d' immaculato onor, la cui virtute

il fragil pino condurrà di Piero

nel desiato porto di salute,

la cui gloria terrà de l' altre impero

insin che fian tutte le lingue mute;

felice vecchio, al cui valor s' inchina

quanto il sol mira, e cinge la marina!

Or sarà bello il mondo, e bianca Fede

e Giustizia e Pietà con lui vivranno,

e moveran securamente il piede,

senza temer giamai forza né inganno,

or la guerra n' andrà carca di prede

dove le cose rie piangendo stanno,

e la già tanto sospirata invano

pace verrà col verde olivo in mano.

Già fioriscon gl' ingegni alti et egregi,

e l' arti illustri al miglior tempo amate;

già si prepongon ricche palme e pregi

a l' opre gloriose et onorate;

già col suo essempio Imperadori e Regi

chiamano a prova le virtù, cacciate

da l' avarizia de' Prencipi indegni,

per tributari aver imperi e regni.

Ben può col corno suo picciolo e queto

pieno di perle e d' or correre al mare

fra le sponde di gemme il bel Sebeto,

e sovra ogn' altro fiume trionfare,

del suo sublime onore altiero, e lieto

con le sue vaghe Ninfe ognor danzare,

e con la maestà del suo gran figlio

andar di più corone ornato il ciglio.

Ecco ch' a gloria sua metalli e marmi

intaglia e stampa il mondo in ogni parte,

com' a quei che più pregi ebber nell' armi

fece a' suoi tempi il gran popol di Marte;

ecco le dotte istorie, i colti carmi

spiegati in chiare e memorabil carte,

che 'l suo gran nome porteran tant' alto

che sprezzerà degli anni il duro assalto.

Vivi, veglio beato, alto sostegno

de l' italico onor già quasi morto,

che sol merti d' aver impero e regno

dal Borea a l' Austro, e da l' occaso a l' orto,

poi che la tua virtù t' ha fatto degno,

e t' have a grado sì sublime scorto;

vivi sì lunga e sì tranquilla etade,

ch' ognor s' ammiri fra le cose rade. –