186
Allor che l' alba appar ne l' orizzonte,
spiegati a l' aura i capei biondi e d' oro,
e con la chiara sua purpurea fronte
scopre de' verdi campi ogni tesoro,
sul dorso del bel Vaticano monte
un sacerdote in mezzo un lieto coro
di casti fanciulletti era, e d' intatte
vergini, e pure più che puro latte.
I quai col crine ch' ondeggiando intorno
giva ad ognor con mille vaghi errori,
di ricche gemme e di ghirlande adorno,
teste di vari e d' odorati fiori,
rivolti i lumi al Sole, ove soggiorno
fanno le Grazie e i semplicetti Amori,
da quei stillando un amoroso affetto
umido fean di dolce pianto il petto;
et ei con stola di color di rose,
vestito di sottil, candido velo,
così cantava in voci alte e pietose,
converso il volto e i suoi pensieri al Cielo:
– O sommo Iddio gran padre de le cose,
che con paterno et amoroso zelo
hai dato a noi mortali e spirto e vita,
che senza il nostro error fora infinita,
tu festi il cielo e l' altre cose belle,
co' duo lumi maggior, la luna e 'l sole,
e quello ornasti di cotante stelle
quante non have april rose e viole,
queste facendo fisse, erranti quelle
girar intorno a la terrena mole,
onde poi fanno con ordine eterno
autunno, primavera, e state e verno.
Tu con un vago variar de l' ore
a la notte et al dì termine hai dato,
et a questo ad ognor luce e splendore,
a quella orrori et ombre in ogni lato,
al verno ghiacci, a la stagion migliore
fioretti et erbe onde s' onora il prato,
e con perfetta, irreprensibil norma
a tutte l' altre cose ordine e forma.
Poi che 'l timone e le chiavi e la verga
hai dato de la barca e del tuo ovile,
perché come solea non si disperga
questa tua greggia mansueta, umile,
o nel profondo mar non si sommerga
il legno, con la merce alta e gentile,
a pastor cauto et a nocchier sì saggio,
che di lupo o di mar non teme oltraggio,
fa' tu, Signor, che 'l filo in lungo tiri
de la sua vita l' importuna Parca,
tanto che il sol più lustri il mondo giri
con la quadriga sua di luce carca,
onde l' afflitta Italia ne respiri,
e con favor di così gran Monarca
torni ogni colle, ogni sua piaggia aprica,
ai primi onori, a la bellezza antica. –
Così detto si tacque il sacerdote,
ai cui sonori et onorati accenti
i pargoletti con soavi note
acquetar, rispondendo, il mare e i venti;
sentir le voci lor caste e divote
a sì nova armonia gli angeli intenti,
e portar, dal Ciel scesi, in lunga schiera
a l' orecchie di Dio l' umil preghiera.
L' udio 'l Motor eterno, e con quel riso
che l' ira affrena d' ogni gran tempesta,
che fa d' un cieco abisso un paradiso,
pien di santa pietà chinò la testa;
e volto in giro il risplendente viso,
ove il perfetto ben si manifesta,
un alato chiamando e bel corriero
parte gli feo de l' alto suo pensiero;
ond' egli riverente oltre misura
inchinò le ginocchia e spiegò l' ale,
che farian lieta e vaga ogni pittura,
purpuree, d' or, d' azzurro orientale,
e volò ne l' albergo di Natura,
ove per legge et ordine fatale
stan le tre Parche al suo lavoro intente,
a cui fece di Dio nota la mente.
Esse per ubidir preste pigliaro
un vello aurato e vago a meraviglia,
più leggiadro del qual mai non filaro
da che i fior piaggia fer bianca e vermiglia,
e questo al primo aggiunto seguitaro
a trar lo stame, ove più s' assotiglia
volgendo il fuso, e cominciaro un canto
più vero degli oracoli di Manto:
– O splendor de l' Italia, essempio vero
d' immaculato onor, la cui virtute
il fragil pino condurrà di Piero
nel desiato porto di salute,
la cui gloria terrà de l' altre impero
insin che fian tutte le lingue mute;
felice vecchio, al cui valor s' inchina
quanto il sol mira, e cinge la marina!
Or sarà bello il mondo, e bianca Fede
e Giustizia e Pietà con lui vivranno,
e moveran securamente il piede,
senza temer giamai forza né inganno,
or la guerra n' andrà carca di prede
dove le cose rie piangendo stanno,
e la già tanto sospirata invano
pace verrà col verde olivo in mano.
Già fioriscon gl' ingegni alti et egregi,
e l' arti illustri al miglior tempo amate;
già si prepongon ricche palme e pregi
a l' opre gloriose et onorate;
già col suo essempio Imperadori e Regi
chiamano a prova le virtù, cacciate
da l' avarizia de' Prencipi indegni,
per tributari aver imperi e regni.
Ben può col corno suo picciolo e queto
pieno di perle e d' or correre al mare
fra le sponde di gemme il bel Sebeto,
e sovra ogn' altro fiume trionfare,
del suo sublime onore altiero, e lieto
con le sue vaghe Ninfe ognor danzare,
e con la maestà del suo gran figlio
andar di più corone ornato il ciglio.
Ecco ch' a gloria sua metalli e marmi
intaglia e stampa il mondo in ogni parte,
com' a quei che più pregi ebber nell' armi
fece a' suoi tempi il gran popol di Marte;
ecco le dotte istorie, i colti carmi
spiegati in chiare e memorabil carte,
che 'l suo gran nome porteran tant' alto
che sprezzerà degli anni il duro assalto.
Vivi, veglio beato, alto sostegno
de l' italico onor già quasi morto,
che sol merti d' aver impero e regno
dal Borea a l' Austro, e da l' occaso a l' orto,
poi che la tua virtù t' ha fatto degno,
e t' have a grado sì sublime scorto;
vivi sì lunga e sì tranquilla etade,
ch' ognor s' ammiri fra le cose rade. –