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Volta a un forte pensier, fido compagno
Di quell'aspro dolor, che chiudo in seno,
Sempre d'amaro pianto il volto bagno,
Chi fea membrando il viver mio sereno.
E se per gli occhi fuor talor non piagno,
È per sciorre a i sospir' più largo il freno.
O sorga o cada il dì, col dì mi lagno,
Ch'ultimo a' miei martir' non riede almeno.
Così men vivo, e al variar degli anni
Giammai non cangio l'ostinata doglia:
Ché non può speme ristorar miei danni.
Deh vieni, o morte, e del mio fral mi spoglia:
Tronchi un tuo colpo in me cotanti affanni,
E due salme divise un marmo accoglia.