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Cigno potrete ben bianco e gentile
farmi di corvo vil col vostro canto,
e col colto, leggiadro et alto stile
darmi di bon scrittor la gloria e 'l vanto,
e quasi arabo augel senza simile
pormi ai più chiari e più famosi a canto,
ma ciò fia vostro don, ché non è dato
loco a me sì sovrano e sì pregiato.
Non mi voglio agguaglia, topo, al leone,
onde mi manchi poi forza e valore,
ch' io temerei a sì gran paragone
d' acquistar biasmo ove più bramo onore;
Febo la palma e la corona done
a scrittor più di me dotto e maggiore,
ch' ombra fora di gloria oscura e frale
la mia, non chiara, vera et immortale.
Ma qual si sian queste mie basse rime,
l' obligo mio vi pagheranno in parte;
ben mi duol che non sian fra l' altre prime,
come scrivete ne le vostre carte,
per poter darvi un guiderdon sublime
di quanto studio voi ponete et arte,
perché il futuro secolo non taccia
ciò ch' (oh pur!) al mio merto si confaccia.
Datemi voi, onde m' inalzi al segno
ch' al mio lavor conviensi, e vanni e penne,
porgete mano a l' affannato ingegno,
che par ch' a basso di cadere accenne,
che col vostro favor forse fie degno
d' alzarsi dove alzarsi a quel convenne
che cantò di Rugier: voi ciò possete,
se l' aiutate, e se sua guida sete.
Se voi sarete il mio Signor di Delo,
Cinzio, io degno sarò di tanti pregi,
e poggierà con l' ali vostre al Cielo
il mio Amadigi fra gli illustri egregi;
ma se pur ciò non fia, temo, e no 'l celo,
ch' alcuno non sarà che 'l lodi e pregi,
né che col suo vivace e chiaro lume
be' raggi in lui di vera gloria allume.