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By Auteur inconnu

O tuoi ben spesi

Sospiri accesi,

Pastor, s'alfin dovea

Esser mercede

Della tua fede

La bella Crinatea,

Ché dentro a queste

Alme foreste

Ninfa non ha soggiorno,

Che di tai pregi

S'adorni e fregi,

Quanti ha costei d'intorno.

Di quei non dico,

Che dall'antico

Gran ceppo in lei passaro

(Benché per quei

Rara con lei

Ninfa s'innalza a paro).

De i pregi io canto,

Onde cotanto

La gentil Ebe sparse

Il suo bel velo,

Quando dal Cielo

Scese, e quaggiù n'apparse;

E crebber poi

Sì che tra noi

Ninfa non ha soggiorno,

Che di tai pregi

S'adorni e fregi,

Quanti a lei stanno intorno.

Tutte io pur vidi

Di questi Lidi

Le Ninfe ad una ad una,

Ma sol mirai

Divisi i rai,

Ch'Amore in lei rauna,

Ch'altra si noma

Per l'aurea chioma

O per la bocca bella,

Altra pel riso,

Ond'orna il viso,

O per gentil favella.

E tal s'ammira,

Perché raggira

L'occhio, di gioia pieno,

E al suo Pastore

Fa lieto il core

Col bel guardo sereno;

Tal perché muove

A mille prove

Leggiadramente il piede,

Quando nel prato,

Al ballo usato,

Col suo Pastor sen riede.

Ma, oh te felice

Pastor, cui lice

Vedere in Crinatea

Quel bello assiso,

Che ancor diviso

L'Alme innamora e bea.

O pur disciolga

O in lacci avvolga

I biondi crin' lucenti,

Come girando,

Come scherzando

Van su que' crini i venti!

O, quando ride,

Come divide

In vari solchi il volto!

O qual piacere

Ha nelle altere

Soavi luci accolto!

Quanta dolcezza,

Quanta vaghezza

Altrove Amor racchiude

Tutta trabbocca

Dalla sua bocca,

Quando a parlar la schiude,

Onde in lei fisi

E intorno assisi

Tutti i Pastor' si stanno,

E a scior la cara

Favella a gara

Lei provocando vanno;

Né meno intenti

O meno ardenti

In lei ferman gli sguardi,

Quando in più giri

Avvien che giri

I piedi or presto, or tardi.

Oh con qual arte

Divide e parte

I passi, oh con qual legge!

E colla bianca

Or destra, or manca

Mano i suoi moti regge!

Ben sei felice,

Pastor, cui lice

Vedere in Crinatea

Quel bello assiso,

Che ancor diviso

L'Alme innamora e bea.

Meco ognun canti

I suoi bei vanti

E le sue lodi innalze,

E gli antri foschi

E gli alti boschi

E le petrose balze

Odan che in queste

Alme foreste

Ninfa non ha soggiorno,

Che di tai pregi

S'adorni e fregi,

Quanti ha costei d'intorno.

E presso a i fonti,

E in valli e in monti,

E in questa e in quella riva

Questi miei versi,

Di gioia aspersi,

Ognun su i tronchi scriva,

Talché a i nepoti

Ne i dì rimoti

L'alta fortuna e il nome

D'Acansio fia

Presente, e sia

Chi altrui racconti come

Furon ben spesi

Que' tanti accesi

Sospir' ch'egli spargea,

S'alfin mercede

Fu di sua fede

La bella Crinatea.