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By Auteur inconnu

Poiché il Tiranno dell'umane cose

Sul maggior Tempio usò la Falce invano,

Ogni sua speme e sua ragion ripose

Nell'acerba de' Goti invida mano.

Ma poi ch'agli empj Dei qui fur pietose

L'armi, che non temean Giove, né Giano,

D'aria e di polve un duro vel compose,

Che l'adombrò, se nol distese al piano;

Finché la Stella, che raggiò sul Monte,

Col forte lume il suo splendor vetusto

Rese all'Opre oltre agl'Indi eccelse e conte.

O magnanimo inver, Clemente, e giusto,

Per te più bello oggi degli anni a fronte

Vive il Tempio d'Agrippa e 'l cor d'Augusto.