19. A SILVIA.

By Giacomo Leopardi

Silvia, sovvienti ancora

Quel tempo de la tua vita mortale,

Quando beltà splendea

Ne gli occhi tuoi ridenti e fuggitivi,

E tu, lieta e pensosa, il limitare

Di gioventù salivi?

Sonavan le quiete

Stanze, e le vie dintorno,

Al tuo perpetuo canto,

Allor che a l'opre femminili intenta

Sedevi, assai contenta

Di quel vago avvenir che in mente avevi.

Era il maggio odoroso: e tu solevi

Così menare il giorno.

Io gli studi leggiadri

Talor lasciando e le sudate carte,

Ove il tempo mio primo

E di me si spendea la miglior parte,

D'in su i veroni del paterno ostello

Porgea gli orecchi al suon de la tua voce,

Ed a la man veloce

Che percorrea la faticosa tela.

Mirava il ciel sereno,

Le vie dorate e gli orti,

E quinci il mar da lungi, e quindi il monte.

Lingua mortal non dice

Quel ch'io sentiva in seno.

Che pensieri soavi,

Che speranze, che cori, o Silvia mia!

Quale allor ci apparia

La vita umana e il fato!

Quando sovviemmi di cotanta speme,

Un affetto mi preme

Acerbo e sconsolato,

E tornami a doler di mia sventura.

O natura, o natura,

Perchè non rendi poi

Quel che prometti allor? perchè di tanto

Inganni i figli tuoi?

Tu pria che l'erbe inaridisse il verno,

Da chiuso morbo consumata e vinta,

Perivi, o tenerella. E non vedevi

Il fior de gli anni tuoi;

Non ti molceva il core

La dolce lode or de le negre chiome,

Or de gli sguardi innamorati e schivi;

Nè teco le compagne a i dì festivi

Ragionavan d'amore.

Anco peria fra poco

La speranza mia dolce: a gli anni miei

Anco negaro i fati

La giovanezza. Ahi come,

Come passata sei,

Cara compagna de l'età mia nova,

Mia lagrimata speme!

Questo è quel mondo? questi

I diletti, l'amor, l'opre, gli eventi

Onde cotanto ragionammo insieme?

Questa la sorte de l'umane genti?

A l'apparir del vero,

Tu, misera, cadesti: e con la mano

La fredda morte ed una tomba ignuda

Mostravi di lontano.