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Su i cardini lucenti
Pria che rotasse il Cielo, e nel suo pondo
Fosse librato il Mondo,
E il Mare incatenato e sciolti i venti;
Pria che da' proprj fonti
Con mormoranti balli
Movesse il fertil piè l'argenteo flutto;
Pria che fossero i monti,
Pria che fosser la valli,
Pria che fosser gli abissi e fosse il tutto,
Nacque celeste Donna, o pur nascea,
D'ogni bell'opra Architettrice e Dea.
Sovra candido foglio
Ha d'eccelso lavor l'idea dipinta,
Ed a grand'opre accinta
Dell'eterno Voler s'accosta al soglio.
Di luce maestosa,
Che fa perpetuo giorno,
Era del gran Monarca il seggio ornato.
Schiera allora oziosa,
Stavano al piè d'intorno
Pietà, Giustizia, Onnipotenza, e Fato.
Or qui spiegò la Dea quanto descrisse
A quel Volere onnipotente, e disse:
"A me non sono ignote
Le gioie tue: sol di te stesso vago,
So che tu sei sì pago,
Che tua felicità crescer non puote.
Pure in te stesso ascondi
Tua gloria non intesa:
Apri, o immensa Bontà, gli erarj tuoi.
Te stesso omai diffondi,
O sommo Ben; palesa
Che sei beato e puoi beare altrui:
E in questa, ch'or ti mostro, opra stupenda
La tua gloria immortal sempre risplenda.
Queste alate figure,
Che con ombre minute io qui t'addito,
Sia numero infinito
Di semplici sostanze e menti pure.
Con applausi canori
Tua bontà, tuo potere
Fia ch'il musico stuolo ogn'ora ammiri.
Distinte in nove Cori
Queste beate schiere
Ti formeranno intorno eterni giri.
Vo' ch'a giri sì bei tu sieda dentro,
E lor l'immensità serva di centro.
Saran pronti messaggi,
O gran Voler, de' tuoi sovrani imperi.
A i secondi i primieri
Tramanderan del lume infuso i raggi.
Di libertà natia
A spirti sì veloci
Lascerem solo un peregrin momento;
E chi di lor travia
Paghi in esilj atroci
Il temerario suo folle ardimento,
E sia per sempre in vindice martire
E soggetto e ministro a tue grand'ire.
D'incorruttibil' tempre
Segno qui sotto i Cieli, e in moti varj
Vo' che fra lor contrarj
Angelica virtù li muova sempre.
Fonti d'ogni influenza,
Questi punti son stelle:
Queste vo' che sian fisse, e queste erranti.
Farà la tua potenza
A luci così belle
Cangiar gli effetti in variar sembianti.
Or solo a noi palesi, altrui celati,
Nasconderemo in questi lumi i fati.
Per avvivar la mole,
Per dar la norma a i tempi, a gli astri il lume,
China il guardo, o gran Nume,
Su questa obliqua via: quest'ombra è il Sole.
Del suo raggio vitale
Riempirà quest'aria,
Chiara s'ei sorge, e s'ei tramonta bruna.
Di luce sempre eguale,
Ch'a gli occhi altrui pur varia,
Co i raggi d'oro arricchirà la Luna:
Onde splender ognora il Sol vedrai
Co i riflessi la notte, il dì co i rai.
Questi gli eterei campi,
Questi i regni saran d'aure e d'augelli:
Qui contra i tuoi rubelli
Armeran l'ira tua fulmini e lampi;
In molli nuvolette
Spiegherà sua beltade
Qui, pegno di tua pace, Iri celeste.
Qui vitali e dilette
Si formeran rugiade;
Qui nasceranno i nembi e le tempeste,
E il giorno annunzierà fosco o sereno
Il rauco tuono e il placido baleno.
Ecco il Mare e la Terra
Omai distinti: ecco di pesci e belve
Piene l'onde e le selve;
Ecco il campo, che i frutti e i fior' disserra.
Con vicende concordi
Morte e vita s'intessa,
E il tutto sia nel variar conforme.
Con voglie non discordi
Sia la potenza stessa,
Che passi a sostener tutte le forme:
E fin che torni al nulla, ov'ora giace,
Sempre legata sia, sempre fugace.
Ma per cui la grand'opra?
Per l'Uom, che poi, di sì bel dono indegno,
Farà col folle ingegno
Che tua giustizia e tua pietà si scopra.
Avrà d'Angiol la mente,
Avrà de' bruti il senso,
Misto di corruttibile e d'eterno.
Ad esso ubbidiente
Fia questo Regno immenso,
Ove le leggi tue non prenda a scherno:
Tutte le fere, o mansuete o dome,
Avran dal suo voler le leggi e 'l nome.
Questa, che in sì leggiadre
Forme qui ti dipingo a lui vicina,
Sembianza peregrina,
E della morte e de' mortai fia Madre.
Oh di quai meraviglie,
Oh di quai vanti egregi
Io volli ornar quel feminil suo viso!
Alle future figlie
Trapassando, i bei pregi
Usurperan gl'incensi al Paradiso.
Oh troppo al vero Sol chiuse pupille,
Quanto v'abbaglieran poche faville!
Ma pur di bella arsura
So che molte arderanno Alme gentili,
Che sovra i sensi vili
S'alzeranno al Fattor dalla fattura.
Quanto fia vago quello
Splendor, che in Ciel si crede,
Dirà d'alto stupor la mente ingombra,
Se così bello è il bello,
Che di quel bel fa fede,
Che splende in Cielo, e di quel Sole è un'ombra!"
La Dea qui tacque. Il suo consiglio abbraccia
Allora, e dice il gran Voler: "Si Faccia."