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By Emilio Praga
— È un sì! — gridò Lionello, e fu un grido sì forte
che rintronò per tutte le taciturne porte
del palazzo affittato dall'ebreo di Rialto.
Certo il Fauno guardava il cavalier dall'alto:
l'eco di quella voce, fra le sue forme desto,
errò nel peristilio, a lungo, oscuro e mesto.
Ma il cavalier, beato come un chierco in vacanza,
gli saltava d'intorno in forsennata danza.
— Stanotte! Ella acconsente... mi seguirà stanotte!
Ah messer Diego Alvaro! le Fondamenta Rotte
vedran sciogliere un legno a insaputa dei Dieci!
Ben n'era certo! e tutto a predispor ben feci:
a quest'ora Consalvo già appresta; donna Bella
finge di coricarsi e rimanda l'ancella...
Grazie! cortese lampada che a legger m'aiutasti.
Scriveremo un poema per narrare i tuoi fasti!
Insiem lo scriveremo, mio dolce Steno, insieme!
Perché a te pur l'amore, perché a te pur la speme
dee ricantar la bella canzon dei dì passati:
va', raccogli i tuoi versi, saluta i tuoi penati,
e qui mi attendi; un fischio ti avviserà; d'un salto
nella gondola sei, e domattina in alto
mar, sulla mia galera che fugge in Oriente,
al suon della mandola, in faccia al dì nascente,
alla più vaga donna ti inchinerai del mondo!
Solo il vederne gli occhi ti rifarà giocondo;
e poi, giunti al paese là delle eterne rose,
ti sceglierai fra quelle giovanette amorose,
per viaggiar nei piaceri, qualche pietosa stella...
La mia, sappilo, è il sole... è la contessa Bella! —
Tutto ciò in un minuto fu detto, e senza pure
guardar l'altro nel viso, via per le strade oscure
il cavalier disparve.