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S'oscura il Sol, ché langue il suo Fattore,
E vacillando il suol s'apre ogni pietra:
Ma stilla di pietade ancor non spetra
Il rubello dell'Uomo alpestre core.
Carco di nostre colpe ei langue e muore,
Né già dall'Uom pure un sospiro impetra;
Anzi da sue bell'orme il passo arretra,
E corre ove il trasporta il proprio errore;
Ch'or desio di tesor la mente ingombra,
Or per odio od Amor tanto delira,
Ch'il senso alla ragione i lumi adombra.
Traviata così l'alma s'aggira
Lungi dal centro suo seguendo un'ombra,
E sta in mezzo al periglio, e pur nol mira.