196
Non son d'altri, non son né esser voglio,
ch'io non mi muto come foglia al vento,
anzi nel tuo amore ognor dovento
ancudine al martel, ne l'onde scoglio.
Fortuna, invidia o repentino orgoglio,
timor d'infamia o di morte spavento
far non potranno mai che in me sia spento
el nome che a ogni ora invocar soglio.
Non se' tu certa ancor de la mia fede?
Io t'ho pur dato el cor per fido pegno,
ch'altro maggior non si ricerca o chiede.
Vuoi altro? Ecco la vita, ecco l'ingegno.
Saffira dunque crede, crede, crede:
ch'io son pur tuo e tuo m'appello e tegno.