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Giva per un tranquillo aer sereno
Colla bella Ragione un mio pensiero,
Insieme ragionando di quel fero
Signor che m'arse già tant'anni il seno.
E questi si vedea qual sotto il freno
D'imperiosa man nobil destriero,
Che, se ben serve, del suo spirto altero
L'ardir non cela, e di gran' moti è pieno.
Turbossi allora il mio pensiero, e disse:
“Che fai, Ragion, cura di te non prendi?
E chi ad Amor sì lieve fren prescrisse?
Troppo cortese in Signoria ti rendi.
Da Lui, che tanto tue virtuti afflisse,
I modi e l'arte del regnare apprendi.”