2 (167)
Quando al nido natio volgesti il tergo,
Sprezzando i vezzi lusinghieri e 'l pianto
Di chi per duolo e per pietà già tanto
Empie d'alti lamenti il mesto albergo,
La patria afflitta, che lasciavi a tergo:
“Ohimè,” dicea, “perché, se il primo vanto
Mi diè la sorte di tua cuna, intanto
Togli a me l'altra speme, onde al Ciel m'ergo?”
Ma ove or fra noi, dell'empio Pluto a scorno,
Disciogli il labbro e in aurea vena inonda
Di tua favella il ricco fiume intorno,
Fatta al tuo gran valor lieta e gioconda,
Oh quale i danni suoi ringrazia e 'l giorno,
Che te ritrasse dalla patria sponda!