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By Auteur inconnu

Eran d'Amor l'amare sorti ascose

Al giovinetto errante pensier mio,

Quando nel regno di quel folle Dio

Ripiegò l'ali, e 'l piede in terra pose.

Ivi mirando non credute cose,

Mentre il pungea di rivolar desio,

Gli arse le penne Amor protervo e rio,

E 'l duro giogo al debil collo impose.

Né a lui la nuova età più forte è schermo,

Perché più lieve il vada omai portando,

Che più grave divien, quant'ei più fermo.

Tornerà forse in libertà, ma quando?

Quando fia pigro al volo, all'opra infermo,

Se pria non muor sott'il suo peso amando.