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O vago Rusignuol, che i tuoi lamenti
Di bosco in bosco e di uno in altro faggio,
E giorno e notte, in tuo gentil linguaggio
Ridir ti ascolto con soavi accenti;
Se 'l mio duol tu sapessi e i miei tormenti,
Come le Driadi il sanno e 'l Dio selvaggio,
Lieve ti fora dell'antico oltraggio
L'aspra cagion, che sì noiosa or senti.
Che non vi ha speco ed antro in selva o rio,
Che, stanchi di ridir mia doglia acerba,
Non si lagnin con meco al fato mio.
Tu piangi: ma talor tra i fiori e l'erba
Gradito pasci il dolce tuo desio;
Io piango, e in vita odio e dolor mi serba.