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By Auteur inconnu

Felice l'Uom, cui d'Ippocrene al fonte

Tuffar l'avide labbra il Ciel concede,

Onde sia poi sua gloria e sua mercede

Sprezzar del tempo edace i morsi e l'onte.

Ma troppo al Sol vicino erge la fronte

Di Pindo il giogo, troppo in alto siede

Dell'alme Dive il coro, e troppo eccede

Frale o stanco vigor l'erta del Monte.

Di superar spesse fiate anch'io

Tentai quel Colle – ahi lasso! –, e venne manco

La lena a i primi passi al bel desio.

Amor, se fia che all'affannato ingegno

La man ne porga, allora ardito e franco

Di giugner spero al sospirato segno.