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Alto Signor del fato,
Che forte per possanza e per amore
All'umane venture ordine hai dato,
Tal che quanto dispone
Quel tuo immenso, immutabile valore
Necessitade all'avvenir non pone;
Dal tuo seggio adorato,
Deh queste preci ascolta,
Cui ti porgono i miei carmi divoti,
Carmi non già, ma voti,
In cui sta speme ed umiltade accolta:
A te l'alma è rivolta
Più che la Cetra, onde ottener ben crede
Quanto addimanda, e in tua bontade ha fede.
Tu già rimiri, e pria
L'hai visto con quel guardo, a cui si rende
Tutto palese e in un ciò ch'indi fia;
Miri che il saggio e 'l forte
FERNANDO, onor del Mincio, or guida e prende
Al talamo real nuova Consorte.
Già sai ciò che desia
MANTO, riamata Amante
Del suo Signor, pria mesta, or lieta, in riso
Tutto composto il viso;
E posto il duol dal nobil suo sembiante,
Brama e chiede al Regnante
Dì fortunati e liete nozze, a cui
Prole succeda alfin degna di lui.
Ben la promette assai
La Sposa illustre, in cui splendono al pari
Di gran beltà, di gran virtude i rai:
In cui serpeggia e luce
Il sangue de' LORENI EROI, sì chiari
Al suolo e al Ciel per lor primiera luce.
Quel nido stesso omai,
Ond'ella parte e viene,
Di guerriere virtù nido fecondo,
Gloria e terror del Mondo,
Protegge e accresce ognor la presa spene;
Però come ogni bene
Da te solo, o gran DIO, parte e deriva,
MANTO in te sol le sue speranze avviva.
Eccola già davanti
Al tuo Augusto Real Trono prostesa,
Armata il sen d'ardor, gli occhi di pianti.
Oppor tuo dolce petto
Suol ben di rado, anzi non mai, difesa
Contro al valor di umil, divoto affetto.
Eccola: tutti quanti
Entro il suo cuor rinserra
De' propri figli i fidi e amanti cuori
Ricchi di vivi ardori,
E con tai voti a tua bontà fa guerra.
Clemente DIO, disserra
L'alte tue grazie: mai non giunse al Cielo
Priego più giusto e pien di maggior zelo.
Odi pur che risuona
E 'l Mincio e 'l Po di que' forti sospiri,
Che il gran desio dal di lei cuor sprigiona.
Men fur sue brame ardenti,
Quando, assalita, al Ciel co' suoi desiri
Scampo chiedé dalle nimiche genti.
Amore oggi la sprona,
Se tema allor la mosse;
E quanto più delle sue preci è bella
Questa cagion di quella,
Più tanto son da vivo ardor commosse:
Che, se non han tai posse
Suoi voti ad impetrar mercé, deh poi
L'abbiano in Ciel gli Angioli e i Santi suoi.
Lassù ben io discerno
Quel genio tutelar di nostre mura
Porger tai preci a te, Motor superno:
“Signor, che pur volesti
Di tal Cittade a me donar la cura,
E di Custode l'alto onor mi desti,
Deh per quel primo eterno
Amor sommo, che mostri
A noi prim'opre di tua eccelsa mano,
Che già il protervo e vano
Ardir punimmo de' compagni nostri,
Onde laggiù son mostri
Di sempiterno duol que' spirti nati
A star con noi qui teco ognor beati;
Deh viril prole e degna
Concedi al Prence, che in quel lido istesso,
Su cui amante Io veglio, e vive e regna.
Deh questa terra veggia
Da tua bontade a' suoi desir' concesso
Fanciul, che cresca entro la Patria Reggia,
Per cui l'amor mantegna,
Che al Genitor conserva,
Per cui vegga suoi fati ancor sicuri
Ne' secoli venturi,
Col rimaner fida al suo Sangue e serva.
Poiché tu vuoi ch'Io serva
A promover sue sorti, ah non ne veggio
Miglior di questa, e questa imploro e chieggio.”
Chieggonla, o sommo DIO,
A te dinanzi mille spirti eletti,
E fan del nostro il lor proprio desio,
Che quanti furo e sono
A' nostri Eroi, cui custodiro, affetti
Per noi chieggon tal sorte al tuo gran Trono.
“Ah no, non vada a obblio”,
L'un va pregando intanto,
“Il nome di LUIGI, e primo e grande,
Per cui, che le comande
La sua Stirpe Real, non duolsi MANTO.
Abbia la prole il vanto
D'imitar la canuta, alta prudenza
Del Padre antico e l'egual sua clemenza.”
Ripiglia un altro, e vuole
Che l'onorata e bellicosa gloria
Di FRANCESCO si doni all'alma Prole,
In cui ogni nimico
Vegga un duce, che porti ognor vittoria,
Dell'un Prence terror, dell'altro amico.
Chied'altri si console
Sua generosa brama
Con rinnovare un FEDERICO altero
Del Ticino guerriero,
Che più il Regno dilati e più sua fama.
Altri un VINCENZO brama
Fortunato Campion là contro il Trace,
Qui del tuo culto promotor verace.
Ed oh quant'altri ognora
Spirti custodi de' GONZAGHI Aviti
Nomi ripeton, cui la terra onora,
Chiedendo sospirosi
Un Prence a MANTO, in cui veggansi uniti
Que' pregj, che divisi eran famosi!
Lo van bramando ancora
Gli Angioli scorta o guida
Del pio GOFFREDO e del buon CARLO, invitti,
Onde atroci conflitti
Ebbe la Tracia a te rubella e infida;
E ognun veder confida
Da tai Piante famose al Mondo tutto
De' GONZAGHI e LORENI un degno frutto.
Né lascian, no, prostese
Al tuo gran Soglio di pregarten quelle
Alme felici a nostre sorti intese,
Che qui le spoglie frali
Deposer così adorne, intere e belle,
Che sembran dopo morte anco immortali.
Le nostre preci accese
Noi rechiam lor qui giuso,
Perché protetti da lor divi merti
Più sieno i voti certi,
Né resti di tue grazie il sen rinchiuso.
Non par, no, non par uso
De' tuoi Amori non unquanco avari
Negar le grazie a intercessor' sì cari.
Oh come impaziente
MANTO desira e attende il caro Figlio,
Cui ubbidir fia ognor costante e ardente!
Oh come unite insieme
Ogni virtù di guerra e di Consiglio
Per entrargli nel cuor si affolla e preme!
Ecco già riverente
La sua stirpe sublime
Si piega, e adora quel nascente Raggio.
Gode con vero omaggio
Veder feconde le sue fonti prime.
La impazienza esprime
Ne' suggetti il piacer, che in lor germoglia,
Se di mutar Signor spenta è la doglia.
Già l'armi han nelle mani,
Per far del nascer suo festa guerriera,
Le Franche schiere ed i soldati Ispani:
Lo accoglieran tai squadre
Qual germe del Signor, che loro impera;
Poi l'avran Duce un dì, come il gran Padre.
A' vagiti sovrani
Nell'augusto suo seno
L'Italia, benché in parte or sia sconfitta
E per le membra afflitta,
Già sente d'allegrezza il cuor ripieno:
E si consola almeno,
Ché poi cessate queste rie tempeste
Nulla vede a temer, che la moleste.
Canzon, perché tu arrivi
Là, dove il cuor t'invia, ah non hai molto,
No, di climi a passar, di terre o rivi.
Quel Nume, al quale è vòlto
Il tuo Canto, ti è appresso, e, non che udire,
Legge fin dentro al cuore ogni desire.
Avventurosa vivi,
Che, se ottener quanto bramar ti lice,
La più cara sarai, la più felice.