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By Auteur inconnu

Dunque fia ver che quell'Italia, quella,

Che dall'adusto Polo all'Orse algenti

Stese il gran braccio, e le domate genti

Fé men barbare d'opre e di favella,

Cotanto or sia da sé diversa, ch'ella

L'antico valor suo più non rammenti

E 'l senno antico; anzi i suoi mal' fomenti,

E de' già servi suoi si faccia ancella?

Di giogo il collo e di ferite ha il petto

Livido e brutto, e in tal obblio è sepolta,

Che danno e scorno suo prende a diletto.

Deh un giorno almeno, a sì vil scorno tolta,

Vegga e ravvisi il suo cangiato aspetto:

Saggia un tempo e Regina, or serva e stolta.