2. A pena pare ch'io saccia cantare

By Auteur inconnu

A pena pare ch'io saccia cantare

nè gioi mostrare ch'eo degia placire,

c'a me medesmo credo esser furato

considerando lo breve partire;

e se non fosse ch'è più da laudare

quell'om che sa sua voglia coverire,

quando gli avene cosa oltra suo grato,

non canteria nè faria gioi parire.

E però canto, donna mia valenti,

ch'eo so veracementi

c'assai vi gravaria di mia pesanza;

però, cantando, vi mando allegranza,

chè crederete di me certamenti,

poi la vi mando, ch'eo n'agio abondanza.

Abondanza non n'ò, ma dimostrare

vogliol'a voi, da cui mi sol venire,

ch'eo non fui allegro mai nè confortato

se da voi non venisse, a lo ver dire.

E sì come candela si rischiare

prendendo foco e dona a altrui vedire,

di questo son per voi adottrinato

ch'eo canto e fac<c>io ad altrui gioi sentire.

Ma però canto sì amorosamenti

a ciò che sia gaudenti

lo meo coragio di bona speranza,

ca s'eo son sofretoso d'abondanza

sarò, madonna da voi mantenenti

ricco e manente di gioi e di bombanza.

Di bombanza e di gioia sol<l>azare

averia plenamente meo volire;

ma un disio mi tene occupato:

quale aver soglio lo pogo cherire.

E sì com'eu son dutto ad aquistare

così son dutto, donna, a mantenire,

che dentr'al cor sta sì imaginato

c'altro non penso nè mi par vedire.

E so c'avete fatto drittamenti

s'io non sento tormenti,

sì ne sent'eu gran gioi e allegranza;

però quando risento la gravanza,

che contene la gioi che fue presenti,

parte da pena la mia rimembranza.

La rimembranza mi fa disiare

e lo disio mi face languire

per ch'eo non sono da voi confortato,

ca per voi l'aio e per voi penso avire

tosto por<r>ia di banda pria tornare.

Como di Pelio non por<r>ia guarire

quell'om che di sua lancia l'à piagato

se non rifina poi di riferire,

così, madon<n>a mia, similementi

mi conven brevementi

ac<c>ostarme di vostra vicinanza,

ch'è la gioi là 'nde colsemi la lanza.

Con quella credo tosto e brevementi

vincere pena e stutar disïanza.

La disïanza non si pò astutare

senza di quel che nd'ave lo podire

di ritenere e di darmi cumiato

como la cosa si possa compire.

Donqua, meglio conven merzè chiamare

che ci provegia e no lassi perire

lo suo servente di gioi prolungato,

c'a fino amore faria displacire.

Ed io son certo che nd'è benvoglienti,

c'Amor gioi li consenti

ch'ell'è gioioso e di gioi con crianza;

ond'eo ndi spero aver con sicuranza

quello che gli adomando alegramenti,

poi ch'ell'è criator di 'namoranza.