2 (RVF 268)

By Giacomo Leopardi

Che debb'io far? che mi consigli, Amore?

Tempo è ben di morire;

Ed ho tardato più ch'i' non vorrei.

Madonna è morta; ed ha seco 'l mio core;

E volendol seguire,

Interromper conven quest'anni rei:

Perchè mai veder lei

Di qua non spero; e l'aspettar m'è noia;

Poscia ch'ogni mia gioia,

Per lo suo dipartire, in pianto è volta,

Ogni dolcezza di mia vita è tolta.

Amor, tu 'l senti, ond'io teco mi doglio,

Quant'è 'l danno aspro e grave;

E so che del mio mal ti pesa e dole.

Anzi del nostro; perch'ad uno scoglio

Avem rotto la nave,

Ed in un punto n'è scurato il sole.

Qual ingegno a parole

Poria agguagliar il mio doglioso stato?

Ahi orbo mondo ingrato!

Gran cagion hai di dever pianger meco;

Che quel ben ch'era in te, perdut'hai seco.

Caduta è la tua gloria, e tu nol vedi:

Nè degno eri, mentr'ella

Visse quaggiù, d'aver sua conoscenza

Nè d'esser tocco da' suoi santi piedi;

Perchè cosa sì bella

Devea 'l ciel adornar di sua presenza.

Ma io, lasso, che senza

Lei, nè vita mortal nè me stess'amo,

Piangendo la richiamo:

Questo m'avanza di cotanta spene,

E questo solo ancor qui mi mantene.

Oimè, terra è fatto il suo bel viso,

Che solea far del cielo

E del ben di lassù fede fra noi.

L'invisibil sua forma è in paradiso,

Disciolta di quel velo

Che qui fece ombra al fior degli anni suoi,

Per rivestirsen poi

Un'altra volta, e mai più non spogliarsi;

Quand'alma e bella farsi

Tanto più la vedrem, quanto più vale

Sempiterna bellezza che mortale.

Più che mai bella e più leggiadra donna

Tornami innanzi, come

Là dove più gradir sua vista sente.

Quest'è del viver mio l'una colonna.

L'altra è 'l suo chiaro nome,

Che sona nel mio cor sì dolcemente.

Ma tornandomi a mente

Che pur morta è la mia speranza viva

Allor ch'ella fioriva,

Sa ben Amor qual io divento, e (spero)

Vedel colei ch'è or sì presso al vero.

Donne, voi che miraste sua beltate

E l'angelica vita

Con quel celeste portamento in terra,

Di me vi doglia e vincavi pietate,

Non di lei, ch'è salita

A tanta pace, e m'ha lasciato in guerra

Tal che s'altri mi serra

Lungo tempo il cammin da seguitarla,

Quel ch'Amor meco parla,

Sol mi riten ch'io non recida il nodo:

Ma e' ragiona dentro in cotal modo:

Pon freno al gran dolor che ti trasporta;

Che per soverchie voglie

Si perde 'l cielo, ove 'l tuo core aspira;

Dov'è viva colei ch'altrui par morta;

E di sue belle spoglie

Seco sorride, e sol di te sospira;

E sua fama che spira

In molte parti ancor per la tua lingua,

Prega che non estingua;

Anzi la voce al suo nome rischiari,

Se gli occhi suoi ti fur dolci nè cari.

Fuggi 'l sereno e 'l verde,

Non t'appressar ove sia riso o canto,

Canzon mia, no, ma pianto.

Non fa per te di star fra gente allegra,

Vedova sconsolata in vesta negra.