2. S'a la mia donna piacesse

By Auteur inconnu

S'a la mia donna piacesse

ch'io le dicesse

l'amor coral ch'io a lei porto,

alegro assai mi facesse;

se mi 'ntendesse,

ter<r>ialomi a gran conforto;

ch'io fo com'om, che da lunga

là ov'è mestieri di gire,

con gran disire

si sforza ch'a porto giunga:

cosi fac<c>i' eo che congiunga

con madonna lo meo dire,

sì ca martire

mai lo mio core non punga.

Tut<t>or mi punge a nemico

Amor, c'amico

m'è stato lontanamente;

s'io fosse com'i' era antico,

lo quanto io dico

diria a madonna presente.

Ma dubito in parlare,

com'omo ch'è pauroso

e dubitoso

a segnor che fa dottare;

così mi fa dubitare

Amor che m'è disïoso.

A ciò non poso,

tempesto sì come mare.

Io non so dire e vor<r>ia

la voglia mia

contar per mio parlamento

a quella che m'à in balìa;

ma non so via

ch'io possa tener d'abento;

ca, di ciò ch'è mestiere, aio

. . senno e sofrenza;

la non potenza

mi fa dolere in coraio.

Come quel che per usaio

tut<t>ora perde semenza

di benvoglienza,

similment'è il mio danaio.

Lasso! perchè sono e fui

amante a cui

lascio di dir per paura.

Non sono come colui

che per altrui

si mette in aventura;

come temente fo faglia

e vegno a me stesso meno,

tanto son leno

di dir motto che mi vaglia;

più temo il dir che bat<t>aglia,

paura mi tiene in freno:

quant'io più peno,

cotanto più mi travaglia.

Dunque, se 'l dir m'è sospetto,

che pur aspetto,

i sembianti temorosi

farolli conti per detto

non, ma per getto

de miei sospiri amorosi.

Sì come pic<c>ino fante

fa contro al padre compianto,

la voglia à tanto

ch'à ciò che brama davante,

così spero il simigliante:

se di parlar sono af<f>ranto,

sofero quanto

piace a lei, cui sono amante.