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Nella privata mia libera sorte
Godei grato alla Patria il fior degli anni,
E sol dell'amorose aspre ritorte
Soffersi incauto i volontarj affanni.
Poscia al soglio, al comando, ed alla Corte,
L'Aquila mia mi sollevò su i vanni,
Ma fur del volar suo l'ore sì corte
Apparenti fortune e veri inganni.
Tornai sull'Adria e il folle error compresi;
Poi con sano immutabile consiglio
Solo alla Patria a ben servire attesi.
Ma prefisso era in Cielo il mio periglio:
Perdei la Patria e la mia pace, e appresi
Ch'all'Uomo è Patria il Cielo, il Mondo esiglio.