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Sulle rupi di Tessaglia,
Giovinetto il fero Achille
Già s'empié d'aspre faville
Per l'ardor della battaglia.
E sì rapido veloce
Sorse poi nell'orrida arte
E di Nemesi e di Marte;
Sì possente, sì feroce:
Che per mano dell'Onore
Riportò mille ghirlande,
Sempre invitto, altiero e grande,
Ne i trionfi del valore.
Ma de' suoi serti guerrieri
Bella parte ebbe, a ragione,
Nobil Duce, il buon Chirone,
De' suoi bellici sentieri.
Ché Virtù, qual vaga Pianta,
Pregio apporta al suo Custode;
E lo adorna colla lode,
Che la infiora e che l'ammanta.
O Tersicore canora,
Or disvelisi l'arcano:
Non per certo Achille invano,
Né Chiron per me si onora.
Nel fortissimo Chirone
Saggio e prode Antonio io miro,
E Francesco amo ed ammiro
Di Pelide al paragone.
Perocché nella Tessaglia
Giovinetto il fero Achille
Già s'empié d'aspre faville
Per l'ardor della battaglia:
Ma fu caro anco al Permesso,
E leggiadra arte di cetra,
Che soave i cuor' penetra,
Gl'insegnò Chirone istesso.
Tal che, unite a i folgoranti
Brandi eterni, all'armi loro,
Di Gradivo nel tesoro
Stan lor Cetre vezzeggianti.