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L'infelice Alma mia quel dì primiero,
Ch'in Cielo uscì di man del Fabbro eterno,
D'un ammirabil carro ebbe il governo,
Con due forti destrieri, un bianco e un nero.
L'uno della ragion segue l'impero,
Pronto con egual lena al caldo e al verno;
L'altro gli sproni e 'l fren par ch'abbia a scherno,
Restio, superbo, contumace, e fero.
Per strada intanto or dritta, ora distorta,
L'Alma smarrita, abbandonando il morso,
Vassen là dove il vincitor la porta.
Deh, Sommo Dio, porgi al miglior soccorso,
Tal ch'ella alfin, doma l'infida scorta,
Al Ciel, donde partio, rivolga il corso.