20 Ahi! larva sol d'accesa fantasia
Ahi! larva sol d'accesa fantasia
É forse quello che finora ho detto;
Temo che il mio castello in aria sia
E non punto nel mezzo al bosco eretto.
Ma questo poco vale;
Il nostro amor, fanciulla,
Non ne scema per nulla,
Resta sempre l'eguale.
Non fan tante grandezze al caso nostro;
Io miglior sorte non saprei di quella
Nella quale mi trovo, e seta od ostro
Non ti bisogna a te per esser bella.
Poi non c'è stenti o pene,
Che teco non durassi,
Se un gorno a peggior passi,
Fanciulla mia, si viene.
Ma a sognar tuttavia non si ritorni;
Poche ci s'è pasciuti di grandezze,
E fummo pur d'ogni splendore adorni,
To' c'ora noi si cade in istrettezze!
Par che natura sia
Sognar fortune ingenti,
Ma sognar pene e stenti
Giurabacco! è follia.
Oh atteniamoci al vero: il vero è questo,
Bimba, per noi, che presso della sponda
C'è un alberguccio ove difetta il resto,
Ma non di manco il buon voler ci abbonda.
Questo alberguccio è vero
E si tocca con mano,
Del mio cervello strano
Non è un matto pensiero.
Queste, fanciulla mia, non sono fole;
Io l'o4va sode ci mangiai sovente,
Dopo il mio bagno al tramoniar del sole,
Ivi dietro nell'orto dolcemente.
Dunque a starci t'invito
Te pur con me, o diletta:
Decente la casetta,
Delizïoso è il sito.
C'è un primo piano dove appigionare
Soglion, picciole stanze, e là ripara
Talun saggio e filosofo scolare,
Che di prender l'esame il modo impara.
Però a pigion per noi
Prendere io voglio il tutto,
Che qualche farabutto
Non ci annojasse poi.