20 [Di Fazio degli Uberti (?)]

By Auteur inconnu

Vienne la maiestate imperatoria,

in primavera, senç'alcun suspendio,

forte e col ma' dispendio,

con turba di baron grande e mirifica,

ch' a recitarli seria lunga storia;

ma tanto pur dirò in breve compendio:

ch'essa fie morte e 'ncendio

di ciascun suo ribel che lei vilifica.

Ben fa, di tal signore chi si glorifica,

che punitor di tucte cose inique

elli è, com'une ubique

armata di ragione e di justitia

che spessa ogni arme e vince ogni malitia.

Null'altro scampamento aver potevano

quei che ànno il Sile e 'l Bacchillone e ll'Alici,

co' suoi fedeli ytalici,

ch'avenimento di romano imperio;

perché le terre lor si distruggevano

come fun già distructe per Vandalici,

rubbate fine ai calici,

sì che cadea l'onore in vituperio.

Hor ne vien quelli ch'avansa Tiberio

di nobiltà, Lodovico magnifico,

ad chi 'l vorrà pacifico,

ché suoi contrari pur convien che superi

nonché le terre suoi per se recuperi.

Nimica li è la donna di Liguria

che 'l solea coronar in Mondoetia,

e Padoa e Venetia,

Romagna e ben le tre parti d'Emilia;

Toscana quasi tucta è 'n questa furia,

la Marca, Abruço e Pullia noll'apretia,

ch'èn sue com'è Svetia

e la Sardigna, Corsica e Sicilia.

Questo è humile ad chi 'n ver lui s'ahumilia,

ai superbi superbo più che Totila;

questa parola notila

chi crede contra lui fare resistentia

e tosto ne vedrem l'experïentia.

Sparla, ma dice ver chi 'l chiama bavaro,

ch'è nome possessivo di Bavaria,

sua provincia et aria,

ma si villan parlar certo io l'abbomino:

questi non è Giannetto né Mugavaro,

sua è Germania, Gallia con Ungaria,

Galilea con Samaria.

Per ragion viva del signor ch'io nomino,

lo 'mperador di tucto 'l mondo è domino

nel temporal, nell'altro è l'appostolico,

in quanto sia chatolico;

sensa costor passaggio non puote essere,

né pace universal si può ben tessere.

Usurpansi fra sé, per lor dominio,

le dignitate di che non si lodano.

Io son lieto che l'odano

ma debbian lo mio dir per ben ricevere:

ell'un non presta all'altro patrocinio,

e per amore intrambi non s'annodano.

L'un è 'n Vignon sul Rodano,

ciò è 'l presente Papa magno prevere,

vedova è Roma de' suoi sposi e 'l Tevere;

l'altro è in Teothonia, ou'è 'l Reno e 'l Danubio,

e 'l mondo è 'n briga e 'n dubio;

che standosi elli in Roma, bene insemori,

non seria guerra né chi parte memori.

Sdrucciolente canson, levati in volito,

cerca la Magna e la provincia ytalica,

Tracia e Soria; poi valica

l'Egipto e lla provincia Thesalonica.

Cercha, sens'ir vagando al modo solito,

la Spagna, Barbaria, Morroccho e Malica,

la regïon Vandalica,

lingua d'oco e d'oi, colla Sclavonica;

e se tu vuoi mantel, guarnaccia e thonica,

conforta i Ghibellin, dovunqua trovine,

vecchi, meççani e giovine,

e, giunto ch'è 'n Verona il nostro principe

Te Deum, alta voce, ad cantar jncipe.

Poi che per mia corriera, canson, misiti,

comandoti che visiti

messer Alberto, nel cortese carcere,

e poi ti credo parcere

ogni spiacer che tu mai facto avessimi,

ma guarti da quei pessimi;

e dilli, pianamente, ne l'auricola,

che tosto aurà buon vento sua navicola.