20. Non pensai che distretto

By Auteur inconnu

Non pensai che distretto

Amor tanto m'avesse,

che donna mi tenesse

tutto in sua segnoria;

or mi trovo in disdetto

e non creo ch'io potesse

partirmi, s'eo volesse,

nè d'averla in obria.

Tanto mi tene a freno,

ch'eo non por<r>ia in disfreno

aver sua benvolenza;

così m'este in plasenza - ed in volere,

ch'eo non porria orgogliare

inver lo suo piasere.

In plaser sì mi tene

lo suo avenimento

e lo bel portamento

ched à co misuranza,

ched amar mi convene,

tenmi in distringimento;

però for fallimento

ò miso mia speranza

in loco di valere,

pensando ch'è tenere

a bieltà, com'eo soglio;

però doglio e mi sfoglio - e fo martire

in lei sempre avanzare,

sovr'ogn'altra ubidire.

D'ubidir l'ò in coragio

inver la sua possanza,

e d'ogn'altra intendenza

esser voglio luntano

e farmine salvagio,

averla in trascuranza,

e fermar co leanza

meo pensero in sue mano.

Pensando tanta gioia,

mi truovo senza noia

d'Amor che m'à locato

e 'n tal segnoria dato, - in mia parvenza,

che non trovaria pare,

nè sovra sua valenza.

Sua valenza m'achina

e fami fermo stare,

e lealmente amare

mi dà voglia e talento:

come l'or foco af<f>ina,

così mi fa affinare

l'amoroso pensare

de lo suo valimento,

così mi sta in core;

però senza fallore,

poi dui cori innamura,

non credo sia natura - che più vale.

Chi serve in umiliare

assai in amor sale.

Perch' acertata sia

la miscredente gente,

che dicono in parvente

ch'io vado vaneando,

venuta m'è a disia,

avegna che neiente

credesse veramente

andarmi piue intenzando,

di quinta stanza fare;

perché vedere dare

voglio de' maldicenti

ca non dicon neienti - mai fallenza.

Dicano, ed inoiare

truovin di lor credenza.