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Poi che per chiar destino,
ch'al ciel leva l'uman desiro e voglia,
Vergine, a la mia mente affissa sempre,
m'infiamma amor e invoglia
a darti lode, insegnami 'l camino,
e col desio le mie rime contempre
il raggio tuo, non che 'l cor mio si stempre
di soverchia dolcezza, com'io temo,
ch'a tanta altezza il mio vigor non giunge,
e pur m'infiamma e punge
l'affetto grande, ond'io pavento e tremo:
che, come avenir suole,
l'intelletto riman di luce scemo,
manca la voce, mancan le parole
a la presenzia di sì chiaro sole.
Nel cominciar credia
ch'a tanto mio bramoso e gran desire
il timore natio facesse tregua.
Questa speranza ardire
mi porse a ragionar quel ch'i' sentia,
or m'abbandona a tempo e si dilegua.
Ma pur convien che l'altra impresa segua
continuando le soavi note,
sì possente è 'l voler che mi trasporta.
E perché estinta e morta
la tua pietà giamai esser non puote,
deh faccia almen ch'io dica,
di quanto che l'orecchie tue percote
umil preghiera, sì che di nemica
spesso fai l'alma al tuo figliolo amica.
Dico s'in quella etate,
ch'al vero onor fu gli animi sì accesi,
l'industria d'alquanti uomini s'avolse
per diversi paesi,
poggi e onde passando, e l'onorate
cose cercando il più bel fior ne colse,
poi che Dio sommo in te Regina volse
locar compitamente ogni virtute
oltra tuoi lumi santi, per cui vivo
ed a buon porto arrivo,
non conven, ch'i' trapasse, e terra mute.
A quei perciò ricorro
come a fontana d'ogni mia salute.
E quando in alcun tristo caso incorro,
se di lor penso al mio stato, soccorro.
Come a forza di venti
stanco nocchier di notte alza la testa
a quei lumi c'ha sempre in nostro polo,
così ne la tempesta
di questo mondo, a' tuoi raggi lucenti,
che segni sono al ben verace e solo,
levo la mente, onde quasi ch'involo
dolce conforto, e quanto il lume informa,
vedo ogni ben da grazioso dono.
Onde perch'in te sono
tutte le grazie unite, sei la norma
tra li beati prima,
ch'a ben fare ci lascia essempio e norma.
Ond'io t'ho posto di mia vita in cima,
ché 'l mio valor per sé falso s'estima.
I' non poria giamai
imaginar, nonché narrar, gli effetti
che nel mio cor tue dolci luci fanno.
Tutti gli altri diletti
di questa vita ho per minor assai,
e tutte altre bellezze in dietro vanno,
pace tranquilla senza alcun affanno,
simile a quella che nel cielo, eterna,
viemmi con un soave e dolce riso,
quando contemplo fiso
gli occhi di tua pietà che mi governa:
che fia, quando da presso
quegli vedrò ne la patria superna,
ove l'affetto mio sopra me stesso
fia verso te continuo e non pur spesso?
Canzon, move de l'ali tue ogni penna
e giunge a la Reina, e tutti a lei
manifesta gli affetti e pensier miei.