200

By Giambattista Giraldi Cinzio

S'a la novella impresa,

Amor, non porgi aita,

venir non potrò mai dove mi chiami,

però tu c'hai accesa

la mente, ora l'aita

a giunger la, sì ch'altro più non brami,

deh sazia le gran fami

che in tal digiun mi porgi,

e fa ch'in parte spieghi

con qua' lacci mi leghi,

guidami tu al camin, Signore, e scorgi

con le tue divin'ale

il mio stil là dove per sé non sale.

Che s'a le basse rime

verrà da te soccorso,

spiegherò il gaudio mio con tai parole,

Che 'l mio stato sublime

(che è fuor del mortal corso)

splenderà qui tra noi come fra il sole.

E come scacciar suole

folta nebbia gran vento,

così ora i versi miei

da' tuoi chiari trofei

ogni nube torran, talché contento

ciascun de le tue fiamme,

pregherà che tu 'l fera e che lo infiamme.

Ma poich'a lui non piace

di scorgermi tant'alto

ch'io parli a pien di voi, luci felici,

datemi almen voi pace,

e se già fui di smalto

per voi, siate or di me vere beatrici,

sì che non di infelici

doglie verghi le carte,

ma de la mia gran gioia,

acciò che mai non muoia

il pregio vostro, e sappia ognuno in parte

che dal ciel scese in voi

ciò che puote di bello esser tra noi.

Dico, luci amorose,

che chi fiso vi mira

ben può dir di sentir dolcezza intiera,

che 'l cielo in voi la pose,

né 'l sol che 'l tutto gira,

vede se non in voi beltade vera,

che vostra luce altiera,

ch'al mondo non ha pare,

con sue dolci fiammelle,

l'altre fa assai men belle,

come de l'altre stelle il sol suol fare.

Ond'io ch'a voi aspiro

via più d'ognun felice ardo e sospiro.

Che quanta gioia al mondo

ebbe alcun mortal mai,

tutt'ho per nulla, quand'avien che muoia

il bel lume giocondo

in me celesti rai.

Che ciò che tra' mortai diletta e giova,

non pur in voi si trova,

occhi soavi, ma ciò che può il cielo

dar dì felice e lieto.

Onde in voi sol m'acqueto,

pien di casto desir, d'onesto zelo,

che in voi mirando fiso

provo qui del piacer del paradiso.

Che qualora i' vi veggio,

allor chiaro discerno

come si sale al ciel, come Dio s'ama,

e qual ne l'alto seggio

mirando il lume eterno

si sta contento, né altro più si brama,

tal io l'antica brama

mirando in voi finisco,

che in cor piacer mi nasce,

che 'l desio ingordo pasce,

sì che oltra più sperar già non ardisco,

che solo un vostro sguardo

fa che lieto languisco e contento ardo.

Ma che vo io scrivendo

de la virtud'immensa,

occhi divini, del bel lume vostro,

s'a pena non comprendo

il ben che l'alma accensa

prova di voi? O onor del secol nostro,

qual lingua, qual inchiostro,

appien mostrar potria

l'alta vostra virtute ?

Certo rimarrian mute

quante lingue fur mute

quante lingue fur mai, nonché la mia,

che vostra luce viva

non comprende uom mortal, nonché la scriva.

Canzon, qui ne starai con tua sorella,

infin che venga teco

l'altra, che dentro al cor ragiona meco.