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S'a la novella impresa,
Amor, non porgi aita,
venir non potrò mai dove mi chiami,
però tu c'hai accesa
la mente, ora l'aita
a giunger la, sì ch'altro più non brami,
deh sazia le gran fami
che in tal digiun mi porgi,
e fa ch'in parte spieghi
con qua' lacci mi leghi,
guidami tu al camin, Signore, e scorgi
con le tue divin'ale
il mio stil là dove per sé non sale.
Che s'a le basse rime
verrà da te soccorso,
spiegherò il gaudio mio con tai parole,
Che 'l mio stato sublime
(che è fuor del mortal corso)
splenderà qui tra noi come fra il sole.
E come scacciar suole
folta nebbia gran vento,
così ora i versi miei
da' tuoi chiari trofei
ogni nube torran, talché contento
ciascun de le tue fiamme,
pregherà che tu 'l fera e che lo infiamme.
Ma poich'a lui non piace
di scorgermi tant'alto
ch'io parli a pien di voi, luci felici,
datemi almen voi pace,
e se già fui di smalto
per voi, siate or di me vere beatrici,
sì che non di infelici
doglie verghi le carte,
ma de la mia gran gioia,
acciò che mai non muoia
il pregio vostro, e sappia ognuno in parte
che dal ciel scese in voi
ciò che puote di bello esser tra noi.
Dico, luci amorose,
che chi fiso vi mira
ben può dir di sentir dolcezza intiera,
che 'l cielo in voi la pose,
né 'l sol che 'l tutto gira,
vede se non in voi beltade vera,
che vostra luce altiera,
ch'al mondo non ha pare,
con sue dolci fiammelle,
l'altre fa assai men belle,
come de l'altre stelle il sol suol fare.
Ond'io ch'a voi aspiro
via più d'ognun felice ardo e sospiro.
Che quanta gioia al mondo
ebbe alcun mortal mai,
tutt'ho per nulla, quand'avien che muoia
il bel lume giocondo
in me celesti rai.
Che ciò che tra' mortai diletta e giova,
non pur in voi si trova,
occhi soavi, ma ciò che può il cielo
dar dì felice e lieto.
Onde in voi sol m'acqueto,
pien di casto desir, d'onesto zelo,
che in voi mirando fiso
provo qui del piacer del paradiso.
Che qualora i' vi veggio,
allor chiaro discerno
come si sale al ciel, come Dio s'ama,
e qual ne l'alto seggio
mirando il lume eterno
si sta contento, né altro più si brama,
tal io l'antica brama
mirando in voi finisco,
che in cor piacer mi nasce,
che 'l desio ingordo pasce,
sì che oltra più sperar già non ardisco,
che solo un vostro sguardo
fa che lieto languisco e contento ardo.
Ma che vo io scrivendo
de la virtud'immensa,
occhi divini, del bel lume vostro,
s'a pena non comprendo
il ben che l'alma accensa
prova di voi? O onor del secol nostro,
qual lingua, qual inchiostro,
appien mostrar potria
l'alta vostra virtute ?
Certo rimarrian mute
quante lingue fur mute
quante lingue fur mai, nonché la mia,
che vostra luce viva
non comprende uom mortal, nonché la scriva.
Canzon, qui ne starai con tua sorella,
infin che venga teco
l'altra, che dentro al cor ragiona meco.