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By Niccolò da Correggio

Di nobil terra congregato un sasso,

da far sassificar propria Medusa,

ebbi io per sorte, e in lui tal grazia infusa

che 'l cel non la suol dare al mondo basso.

Natura il tolse; ond'io, misero lasso,

al gran dolor non ritrovando scusa,

el nome dolce ove la lingua era usa

posi a un mio caro ucel, d'ogni ocio spasso.

L'invida morte che avea perso il primo

(ché, como io credo, il cel vivo il possiede),

volse per sé il secondo, e cusì stimo:

di lui mi dolsi, essendo al nome erede;

ma de l'altro il dolor qui non exprimo,

ché ognun che ama se 'l pensa e lui se 'l vede.