20
Perché l'opere mie mostran già il fiore
che seminato ho nei passati giorni,
convien pur ch'io mi scorni
e mi riduca, anzi che 'l frutto grani;
ché vedendo levarsi il mio dolore
(sì dell'ira di Dio già colmo il seno
sì de l'isvelto freno
e del mio male, ond'i' ho colpa e cagione),
m'è forza omai deporre i pensier vani,
volendo umilïar quella saetta
che mal per noi s'aspetta
del servato flagello, in ulzïone.
Qui mi move ragione
contrito: ascolta adunque, o padre Iddio,
e tempra poi c'hai punto il pensier mio!
Se, ricordando, il cor pentuto e fermo
possa con tua clemenza aver perdono,
tu sai ben quant'io sono
vissuto enorme e fuor d'ogni buon atto;
per me non s'ordinò giamai ischermo
di vita al mondo onesta o in te beata,
ma tutta scelerata
e più vacilla ch'una foglia al vento.
Così mi son vissuto a modo stratto,
finché miseria m'ha già colto a stremo;
e tardi il ben faremo,
logorando i giorni e raddoppiando stento.
Se pur ora mi pento
(mal grado n'abbia!), egli è ben tempo omai
e gran merzé degli acquistati guai.
Non t'avess'io giamai, mondo, creduto,
né tu promesso a me quel che mostrasti,
quando sì m'ingannasti
per cogliarmi in vïaggio un dì <a> bel tempo;
ché s'io t'avesse allor sì conosciuto,
io t'avrei detto varïo e fallace,
ché quanto a te più piace
è leve fumo e greve al fin martire.
Con te non si vorria giamai dar tempo,
ma provedersi infin da püerizia,
fuggir la tua malizia,
viver discreto e con virtù finire.
Deh, tu sai tanto dire
con tue dolcezze che pur qui caschiamo:
tu ti riman, ma tristi noi ch'andiamo!
Perch'io son fra color che nei tuoi lacci
più mi trovo intrigato e men felice,
fo come quel che dice,
cascato, in se medesmo ogni sua colpa;
ché se dal laberinto e da' tuoi impacci
pria mi fusse scaltrito entrarvi dentro,
non saria sì nel centro
giunto a levarmi per tornare a riva.
Or convien ch'io mi levi a polpa a polpa,
volendomi isnervar quest'impia ragna;
e l'anima si lagna
del converso uso, in sua natura or priva;
ogni pensier si schiva,
orrendo parli intrare in vita altrui,
come dicesser: - Mai più qui non fui! -
Convien ch'io li disvezzi a passo a passo,
dico i pensier, dell'usitata voglia;
e convien ch'io li toglia
con tanta passïon, ch'ogni altra è poca.
Pur noi vediàn levare ogni gran sasso,
segare i marmi e' diamanti in pezzi,
e animi più sezzi
e più instigati anco a ragion piegare;
non senza la tua grazia, e qui s'invoca
sapïenza infinita, amore e gloria,
che mi dia tal vittoria,
ch'io vinca in mezzo al tempestoso mare,
e vaglia seguitare
col nome tuo via commoda e gradita:
piace agli iniqui in altri onesta vita.
Canzone, io non so bene unde tu vada,
ché di tali ingannati assai si trova;
ma pur va intorno e prova
se dar potessi alcuno essemplo in bene.
Dirai che providenza assai aggrada
a Dio, né tardi mai fu cor contrito,
purché non faccia invito
e viva onesto i dì che poi gli avanza;
di' che questa baldanza
de' ben caduchi di fortuna e spene
son tutti indizi a pene,
e di' a color, volendo in pompe alzare,
che 'l fin de' posti in alto è rüinare.