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By Simone Serdini

Perché l'opere mie mostran già il fiore

che seminato ho nei passati giorni,

convien pur ch'io mi scorni

e mi riduca, anzi che 'l frutto grani;

ché vedendo levarsi il mio dolore

(sì dell'ira di Dio già colmo il seno

sì de l'isvelto freno

e del mio male, ond'i' ho colpa e cagione),

m'è forza omai deporre i pensier vani,

volendo umilïar quella saetta

che mal per noi s'aspetta

del servato flagello, in ulzïone.

Qui mi move ragione

contrito: ascolta adunque, o padre Iddio,

e tempra poi c'hai punto il pensier mio!

Se, ricordando, il cor pentuto e fermo

possa con tua clemenza aver perdono,

tu sai ben quant'io sono

vissuto enorme e fuor d'ogni buon atto;

per me non s'ordinò giamai ischermo

di vita al mondo onesta o in te beata,

ma tutta scelerata

e più vacilla ch'una foglia al vento.

Così mi son vissuto a modo stratto,

finché miseria m'ha già colto a stremo;

e tardi il ben faremo,

logorando i giorni e raddoppiando stento.

Se pur ora mi pento

(mal grado n'abbia!), egli è ben tempo omai

e gran merzé degli acquistati guai.

Non t'avess'io giamai, mondo, creduto,

né tu promesso a me quel che mostrasti,

quando sì m'ingannasti

per cogliarmi in vïaggio un dì <a> bel tempo;

ché s'io t'avesse allor sì conosciuto,

io t'avrei detto varïo e fallace,

ché quanto a te più piace

è leve fumo e greve al fin martire.

Con te non si vorria giamai dar tempo,

ma provedersi infin da püerizia,

fuggir la tua malizia,

viver discreto e con virtù finire.

Deh, tu sai tanto dire

con tue dolcezze che pur qui caschiamo:

tu ti riman, ma tristi noi ch'andiamo!

Perch'io son fra color che nei tuoi lacci

più mi trovo intrigato e men felice,

fo come quel che dice,

cascato, in se medesmo ogni sua colpa;

ché se dal laberinto e da' tuoi impacci

pria mi fusse scaltrito entrarvi dentro,

non saria sì nel centro

giunto a levarmi per tornare a riva.

Or convien ch'io mi levi a polpa a polpa,

volendomi isnervar quest'impia ragna;

e l'anima si lagna

del converso uso, in sua natura or priva;

ogni pensier si schiva,

orrendo parli intrare in vita altrui,

come dicesser: - Mai più qui non fui! -

Convien ch'io li disvezzi a passo a passo,

dico i pensier, dell'usitata voglia;

e convien ch'io li toglia

con tanta passïon, ch'ogni altra è poca.

Pur noi vediàn levare ogni gran sasso,

segare i marmi e' diamanti in pezzi,

e animi più sezzi

e più instigati anco a ragion piegare;

non senza la tua grazia, e qui s'invoca

sapïenza infinita, amore e gloria,

che mi dia tal vittoria,

ch'io vinca in mezzo al tempestoso mare,

e vaglia seguitare

col nome tuo via commoda e gradita:

piace agli iniqui in altri onesta vita.

Canzone, io non so bene unde tu vada,

ché di tali ingannati assai si trova;

ma pur va intorno e prova

se dar potessi alcuno essemplo in bene.

Dirai che providenza assai aggrada

a Dio, né tardi mai fu cor contrito,

purché non faccia invito

e viva onesto i dì che poi gli avanza;

di' che questa baldanza

de' ben caduchi di fortuna e spene

son tutti indizi a pene,

e di' a color, volendo in pompe alzare,

che 'l fin de' posti in alto è rüinare.