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By Auteur inconnu

Selve incognite al Sol, torbide fonti,

Limosi stagni, antri profondi, oscuri,

Fiere balze, erme rupi, alpestri monti,

Fidi ricetti sol d'angui, e sicuri

Nidi di belve, in voi mi poso, e spero

Che in breve il giorno agli occhi miei s'oscuri.

Più non alberghi in me lieto pensiero

Di lusinghiera, ingannatrice spene,

Ma larve, che il mio duol faccian più fiero,

Ché d'Ision, di Tantalo le pene

Son ombra in paragon di fe' tradita

E d'un alma che perda il caro bene.

Miglior sorte mi fora uscir di vita,

Che vivendo ad ogn'or sentirmi al core

D'Amor, di Gelosia doppia ferita.

Ma né pur morte può tormi al dolore:

Ché nel doppio sentier l'alma confusa

Non sa donde dal seno uscirsen fuore.

Lasso! al dolce parlar mia fe' delusa

Rimase ed al celeste almo sembiante:

Ché una Dea non credeva a tradir usa.

Ben fu pietà d'Amor farla incostante:

Ché se tanto n'avvampo, e m'è rubella,

Qual saria l'ardor mio, se fosse amante!

Pur t'incolpo, o tenor d'iniqua stella:

Perché farla gentil, quand'è sì ingrata?

Perché farla infedel, quand'è sì bella?

Ma pari al suo fallir la dispietata

Pruova martir: ché se nega il gioire

A me, che l'amo, altrui ama ingannata.

E mentre empia ella gode al mio martire,

Schernita si riman la sua incostanza:

Ché pena è il fallo stesso al suo fallire.

Amor, se sei tu giusto, a mia costanza

Or devi il premio; e se non puoi far Clori

Fida, togli al mio cor la sua sembianza.

Ah no: solo al mio duol pene maggiori

Aggiugni, e fiamme all'avvampato petto.

Ella lieta sen viva a i nuovi amori,

Poiché dal mio penar gradito effetto

Almen trarrò, s'alla tiranna mia

È ministro il mio duol del suo diletto.

Forse avverrà che un dì, resa più pia,

Fedel ritorni, e sgombri dal mio seno

Col Sol degli occhi il gel di Gelosia,

Onde sanato dal mortal veleno

Famelico e digiun lo sguardo torni

Il cibo a tòr del volto suo sereno.

Allor... Ma, speme vana, ancor soggiorni

Nel petto e lusingar tenti il cor mio,

Perché bersaglio all'onte sue ritorni?

Andranno i monti, e starà il fiume e 'l rio,

Pria ch'io miri quel volto. Ah troppo omai,

Troppo intesi e soffrii, troppo vid'io.

Anzi, occhi miei, se v'incontraste mai

In quella menzognera, e al rio splendore

Pur vi fisaste de' suoi crudi rai,

Vi ricuopra in quel punto eterno orrore.