204 (RVF 242)
Mira quel colle, o stanco mio cor vago,
ove portò Iesu la croce ed ebbe
sì fera e cruda morte, e non gl'increbbe
far del suo sangue un copioso lago;
onde, perché di ciò solo m'appago,
tenta, se forse ancor tempo sarebbe
da scemar nostro error, che infin qui crebbe,
come par che di ben mi sei presago.
Bisogno è dunque che poni in oblio
ogni altra cosa, acciò il Signor sia teco,
e da te scazze i pensier vani e sciocchi.
E perch'ogni elevato e buon desio
ci acquista vero amor e lo tien seco,
però su al ciel leviam le menti e gli occhi.