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By Francesco Petrarca

Sopra la riva ove 'l mar ha costume

Posar dalle fatiche sue diurne,

Siede una valle ombrosa fra duo colli.

Una spelonca v'è, dove mai lume

Nessun si vede, e sempre aure notturne

Tengono i buchi rugiadosi e molli,

Vento non v'è già mai che foglia crolli

Né tuono o lampeggiar per l'aere fosco,

Né voce d'uomo o d'animal vi s'ode.

Un fiumicel v'è ben che da le prode

Va mormorando ed irrigando il bosco.

Ivi un gran vecchio per dormir già losco

Disteso sta sopra di piume un letto

E questa è la sua vita e 'l suo diletto.

Enfiato ha il volto ed umida la chioma,

Gli occhi pesanti e pallide le guance,

E lentamente il petto e i fianchi move.

Lì non può star di gravi pensier soma,

Né vecchiezza, né duol, ma folli ciance

Con mille fantasie diverse e nove.

Un olmo v'è che 'n fronde sogni piove

Da ciascun canto, e che confusamente

Di vero e di menzogna altrui ricopre.

Una fenestra ch'or si chiude or s'apre

V'è d'osso, una d'avorio rilucente,

E 'l mover lor sì queto che nol sente

Quel pigro vecchio che là dentro dorme,

Quando giugnen a lui sì stranie forme.

Del fiumicel che parlo nasce un rio

Che un orto di papaveri circonda

E d'altre erbe domestice e selvagge.

Del succo errori ed ignoranza e obblio

Si spreme, ed oppio e negligenza abbonda,

E di vizio coperte son le piaggie.

Un citaredo v'è che sempre tragge

Lai su per le corde sì latino

Che farìa sonno a chi non l'ebbe unquanco,

E 'l vecchio or sopra il destro or sopra il manco

Lato si posa, ed or giace supino,

Qual va nel mezzo dì, qual da mattino,

Quivi è pur notte con silenzio e nebbia,

Ch'avisal che ristar e posar debbia.

Seguon tre suoi figliuoli intorno al padre,

Alzati a la ritonda, e tutti hanno ali

D'una maniera, ma diverse fronti,

L'un bella e umana e i dui silvestri ed adre,

E con queste il riposo de' mortali

Vanno turbando e son leggeri e pronti;

Passano in un momento mari e monti

Ed a letti regali ed a villani,

Sott'ombra di lor padre, danno briga.

Talor avvien che il vecchio pur si sbriga

Un poco da sé stesso, e tardi e piani

I piè movendo, porge oltre le mani

Com'uom che non sa ben dove si sia,

E per ombra, a taston, cerca la via.

Così mosse dal nido esso vecchione,

Or alzando, or chinando gli occhi suoi,

E con la barba percotendo il seno.

Però si dorme qui d'ogni stagione,

Senza alcun mezzo; e poscia che 'nfra noi

Giunse costui, di sonno ciascun pieno,

A tutti gli atti nostri è posto un freno.

Dormir, russar, sudar, sognar son l'arte

Di che maestri lungo tempo semo.

Dormendo forse in paradiso andremo,

Che tutte già avem piene le carte.

Io medesmo dal sonno a pena, parte

Ch'io parlo, mi difendo, a pena scrivo

Addormentato mezzo e mezzo vivo.