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Sopra la riva ove 'l mar ha costume
Posar dalle fatiche sue diurne,
Siede una valle ombrosa fra duo colli.
Una spelonca v'è, dove mai lume
Nessun si vede, e sempre aure notturne
Tengono i buchi rugiadosi e molli,
Vento non v'è già mai che foglia crolli
Né tuono o lampeggiar per l'aere fosco,
Né voce d'uomo o d'animal vi s'ode.
Un fiumicel v'è ben che da le prode
Va mormorando ed irrigando il bosco.
Ivi un gran vecchio per dormir già losco
Disteso sta sopra di piume un letto
E questa è la sua vita e 'l suo diletto.
Enfiato ha il volto ed umida la chioma,
Gli occhi pesanti e pallide le guance,
E lentamente il petto e i fianchi move.
Lì non può star di gravi pensier soma,
Né vecchiezza, né duol, ma folli ciance
Con mille fantasie diverse e nove.
Un olmo v'è che 'n fronde sogni piove
Da ciascun canto, e che confusamente
Di vero e di menzogna altrui ricopre.
Una fenestra ch'or si chiude or s'apre
V'è d'osso, una d'avorio rilucente,
E 'l mover lor sì queto che nol sente
Quel pigro vecchio che là dentro dorme,
Quando giugnen a lui sì stranie forme.
Del fiumicel che parlo nasce un rio
Che un orto di papaveri circonda
E d'altre erbe domestice e selvagge.
Del succo errori ed ignoranza e obblio
Si spreme, ed oppio e negligenza abbonda,
E di vizio coperte son le piaggie.
Un citaredo v'è che sempre tragge
Lai su per le corde sì latino
Che farìa sonno a chi non l'ebbe unquanco,
E 'l vecchio or sopra il destro or sopra il manco
Lato si posa, ed or giace supino,
Qual va nel mezzo dì, qual da mattino,
Quivi è pur notte con silenzio e nebbia,
Ch'avisal che ristar e posar debbia.
Seguon tre suoi figliuoli intorno al padre,
Alzati a la ritonda, e tutti hanno ali
D'una maniera, ma diverse fronti,
L'un bella e umana e i dui silvestri ed adre,
E con queste il riposo de' mortali
Vanno turbando e son leggeri e pronti;
Passano in un momento mari e monti
Ed a letti regali ed a villani,
Sott'ombra di lor padre, danno briga.
Talor avvien che il vecchio pur si sbriga
Un poco da sé stesso, e tardi e piani
I piè movendo, porge oltre le mani
Com'uom che non sa ben dove si sia,
E per ombra, a taston, cerca la via.
Così mosse dal nido esso vecchione,
Or alzando, or chinando gli occhi suoi,
E con la barba percotendo il seno.
Però si dorme qui d'ogni stagione,
Senza alcun mezzo; e poscia che 'nfra noi
Giunse costui, di sonno ciascun pieno,
A tutti gli atti nostri è posto un freno.
Dormir, russar, sudar, sognar son l'arte
Di che maestri lungo tempo semo.
Dormendo forse in paradiso andremo,
Che tutte già avem piene le carte.
Io medesmo dal sonno a pena, parte
Ch'io parlo, mi difendo, a pena scrivo
Addormentato mezzo e mezzo vivo.