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By Niccolò da Correggio

Viddi con gli occhi d'Argo Ganimede

excitare aura dolce al summo Iove,

forsi scaldato per le immense prove

in fulminar chi 'l volea tuor di sede.

Sedea il signore, e quel dinanti in piede

gli stava, in forma non più vista altrove:

la forma, dico, con la qual rimove

l'ira al Tonante e fallo aver mercede.

Scherzava intorno al delicato collo

l'aurato crine, in dolce ambrosia sparso,

che a Iuno diede già di grazia un crollo.

Questo m'accese, se ben prima ero arso

tal che Esculapio con rimedi o Apollo

a mia salute ognun ne verria scarso.