21 Io del castello in aria, e sia pur fatto
Io del castello in aria, e sia pur fatto
D'oro e di gemme rare,
Trovo per noi più adatto
E più convenïente
Codesto casolare,
Che, non foss'altro, è in terra fermamente.
Meglio per me tesor non si richiede
Di quel di tua bellezza;
Come, fanciulla, il piede
Colà tu posto avrai,
Del luogo c'or si sprezza
Di quel loco una reggia tu farai.
Io ci verrò con l'anima serena,
Del dolce, del solenne
Tuo desidero piena,
E con la poesia
Ch'è nell'età ventenne,
Con la celeste età, con l'età mia.
Or colà di che cosa avrem difetto,
Per vivere in letizia,
Se gli anni e il nostro affetto
Ivi con noi portiamo,
Se tanta in cor dovizia
Di tutte belle e dolci cose abbiamo?
Faremo al guardaboschi buona cera,
E gli porrem fra mano,
Con bel garbo e maniera,
Spesso ancor dei quattrini,
Purchè nessun profano
Qui al tempio nostro troppo s'avvicini.
Se non verranno spiritelli strani
A offrirci l'opre loro,
Troveremo altre mani,
E benchè a noi servito
Non fosse in vasi d'oro,
Mi parrà il nostro pranzo assai gradito.
Se manchino broccati e vasi d'oro,
Non mancheran lucenti
Sogni d'aureo lavoro,
Non mancheran gli arcani
Spirti d'amore ardenti,
Se manchin pur gli spiritelli strani.
Ben la Natura parzïal di tanto
Non è, da porci i suoi
Savi ministri accanto
E gemme ed oro al piede,
Ma serba forse a noi
Molto favor che a tutti non concede.
Stringe ella al sen, siccome prediletti,
Con le materne braccia,
Gli amanti giovinetti,
E i loro amor' seconda,
E pur benigna in faccia
Con lor di grazie e di carezze abbonda.
Già vederla mi par: già cinse intorno
Di rosea primavera
Il tranquillo soggiorno;
L'aer di viole odora;
Credo ch'ella maniera
Cerchi di farci lieti in tutto e ogn'ora.
Ella ai timidi sensi dà coraggio;
S'io più ti stringo al petto
Applaude in suo linguaggio -
Or taci - il flutto ascolta….
Pur qualcosa ci ha detto…..
E che mormora il bosco alla sua volta?… -
Vedi laggiù, dove discende il cielo
Sull'onda immensa e piana?
Là in vaporoso velo
D'òr trapunto e di rose,
La Lontananza arcana
Il suo bel regno di portenti ascose.
La razza nostra e il Sol laggiuso tende,
E là noi tenderemo
Quando il desìo ci prende:
Ruberò al pescatore
Il sottil burchio e il remo,
Per essere già in via col primo albore.
D'amor là il premio coglierem, fanciulla,
Là nell'aureo soggiorno:
Sull'onda che lo culla,
Move a celeste segno,
Per non più far ritorno,
Lento nel roseo abisso il picciol legno.