21.

By Giacomo Leopardi

Voi, che in sublime soglio

Fra gloria, e onor sedete,

Voi, che lo scettro nobile

Su' regni ampj stendete;

O Voi, cui spesso cinsero

Il crin superbi allori,

Cui vinte turme diedero

Di vincitor gli onori:

Nò non sperate stabile

Vedere ognor la sorte,

Cade a un suo cenno il povero,

Il ricco, il vile, il forte.

Girò la ruota, e al ferreo

Brando del fier Romano,

Cadde dal sommo a l'infimo

Il nobile Affricano.

Lui, che Quirin già vincere

Potè con l'armi altere;

Dovè a' suoi piedi abbattere

Aste, trofei, bandiere.

Roma il Cannese eccidio

Con mesto aspetto vide,

Mentre Cartago il gemito,

E il duol disprezza, e ride.

Ma tosto al fier Numidico

Impallidissi il volto,

E vinto cadde in Iugubri,

Dogliose spoglie avvolto.

E di Fortuna al valido

Comando, imperioso

Il piè bagnò di lacrime

Al Duce vittorioso.

Volse la ruota instabile,

E l'Arator bifolco,

Dal grato armento patrio,

Dal faticoso solco,

Stese la destra al nobile,

Possente scettro, e il piede

Pose su l'alto soglio

De la Romulea sede.

Virtù, Virtù dolcissima,

Tu dai felicitade,

In te sicura, e libera

Riposa umanitade.

Il tuo contento, e il giubilo

Toglier non può la sorte,

Con te sol lieto vivesi,

In te grata è la morte.