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By Emilio Praga

Ed ora pulisciti,

mia povera creta!

Sian puri, sian limpidi

gli amor del poeta;

sul dolce miracolo

la musa non dica

che note di spica,

che effluvii di fior.

Un serto facciamogli

del nostro pensiero,

ma casto, ma placido,

ma bello e leggero;

ci basti il suo bacio

per leggere i fati,

per viver beati

ci basti il suo cor!

Ai fischi del pubblico,

del volgo al sorriso

ci asconda quel piccolo

suo vergine viso:

se un ramo di lauro

ci aspetta nel mondo,

serbiamolo al biondo

suo lucido crin!

E tu che ti nomini

l'immenso avvenire,

tu culla dei gaudii,

dei pianti e dell'ire,

lo guarda, e inargentati,

lo guarda, e t'indora;

gli innonda d'aurora

l'astruso cammin.

Se il peso del genio,

se il marchio del vate

son l'onta e la gloria

che Iddio gli ha serbate,

oh intatte ritornino

le età che son morte;

del dolce, del forte,

del santo cantar!

Ma meglio, assai meglio

se invece lo aspetta,

la pace, il silenzio

d'ignota casetta!...

Sia piena di rondini,

dal mondo difesa,

sia bianca e sospesa

fra il ciel ed il mar!