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By Filippo Scarlatti

Com'esser può che i' sto stupefatto

pel tuo suppleme e grazïoso ingegno?

Però con umiltà 'nanzi a te vegno,

perc'hai posto il suggello a questo tratto.

Appetto a te posso dir quasi matto

esser, perch'io cavalco debil legno;

ma colla tuo scïenza fo disegno

che teco il servo tuo arà buon patto.

Tu sola se' fontana di scïenza,

tu se' profondità, degno intelletto,

tu se' colei in cu' regna sapienza,

e di real costumi nell'aspetto,

angeliche bellezze in tua clemenza,

vaso versante di virtù il tuo petto.

Riguarda a questo effetto:

non sattisfatto avessi i' me ne lagno,

adolorato del morto compagno.

Di lagrime mi bagno,

ché questa morte molto mi dispiace.

Leggi il tuo nome in capoverso diace.