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Alto signor, più di fallace il nome
non merta il mondo ora ch'a voi se 'nchina,
poiché ben ha dond'inchinar vi deggia:
se adorna la di voi parte divina,
a cui le membra fan vesti e non some,
valor, che nullo uman pensier pareggia
(i' dico quel valor che signoreggia
con dolce impero i vostri piani affetti,
per più illustrar ne l'arme il secol nostro):
valor uguale al vostro
non chiuser mai de' prischi duci i petti,
quand'eran l'alme al ben oprar accese,
e segnavan nel calle, onde a virtute
si poggia, più spess'orme umane piante.
Quind'è che le lor opre oneste e sante,
che ben eran da noi finor intese
con meraviglia sì, ma non credute,
oggi, mercé di voi, ciascun le crede,
e da' vostri costumi acquistan fede.
Ma, se l'acquistan sì ch'al paragone
de la di voi virtù mancan di pregio,
chi le vostr'opre crederà da poi?
I' spero, allor quando sia al fato in pregio
che la terra già vinta al ciel vi done,
per accrescer chiarezza a' lumi suoi,
ch'a quegli che verran dopo di noi
una stella assai più chiara che 'l giorno
testimon sia delle vostr'opre degne.
Ché donde l'alte insegne
portaste a far passaggio over soggiorno,
non pur non ricevêro oltraggi ed onte,
ma liete s'allegrâr le messi o i prati
de la lor non più vista alma innocenza.
Chi, fuor che voi, frenò l'empia licenza
de l'armi a mal oprar spedite e pronte?
poiché mal può affrenar popoli armati
duce che suoi desir non anco affrena
e col suo essempio altri a ben far non mena.
Dond'è che poi molte fiate e molte
ad imprese da voi tutte lontane
giungeste pria che n'arrivasse 'l grido?
onde a sì nòve meraviglie e strane
il Reno e l'Istro attoniti più volte
l'onde al corso fermâro? O tu che nido
fai nel suo regio petto, albergo fido
de l'altre tutte, alta Virtù che prendi
in mezzo le fatiche i tuoi riposi,
di sì meravigliosi
effetti la cagion omai ne rendi.
Tu sola a l'angosciose opre di Marte
talmente agevolasti il mio signore,
che di folgor de l'arme oggi ha la loda:
né giamai col valor bellica froda
venne de l'alte sue vittorie a parte;
ché non ha maggior palma il vincitore
di quella in cui gli animi ancor de' vinti
son da la sua virtù presi ed avvinti.
Or se nell'atto de la fèra pugna,
peroché in voi l'oste nemica ammire
l'alto invitto valor, forz'è che v'ami,
qual è a pensar, quando gli sdegni e l'ire
omai sgombri dal petto, ivi raggiugna
la virtù ch'al perdon poi vi richiami?
Egli è colui sol degno ond'uom si chiami
ch'a l'inimico umìle e lagrimoso
dimostra il volto di pietà dipinto.
Ma consolare 'l vinto,
e di saggio lodarlo e valoroso,
la perdita recando a rio destino,
duce che sappia oprar sì nobil atto,
rassembrar non può mai terrena cosa;
ma che 'n sembianza umana in lui sti' ascosa
un'alta mente di valor divino,
donde 'l sommo Fattor abbia ritratto
tutti color che fûro a' prischi tempi
di creata clemenza altèri essempi.
Di voi che dunque imaginar degg'io,
se tal godete oprar atti sì degni,
che vi dorrebbe il non potergli usare?
Se 'l pregio in me di tutti i chiari ingegni
fosse, pur mancarebbe il pensier mio
in capir di bontà forme sì rare.
O chiara idea de l'anime più chiare,
valoroso signor, entro 'l cui seno,
come 'n suo trono, è la Virtù seduta,
se fosse conosciuta
la sana gioia di che 'l cor va pieno,
allor quand'ella è da voi posta in uso,
saria dal mondo omai l'error sbandito,
che mena l'uom dietro al piacer fugace.
Quinci, non pago sol di usare 'n pace
le virtù regie, onde cotanto in suso
siete sul poggio de l'onor salito,
vi menâr anco i di lor santi amori
fra disagi de l'armi e fra terrori.
Però, se a quei che fece in guerra chiari
sol un nobil desio d'eterne glorie,
furon eretti altari e pòrti incensi,
a voi, colmo di tante alte vittorie,
sol per usar vincendo atti sì rari,
di qual onor per debito conviensi?
Premio ben poco a' merti vostri immensi
egli è di trionfali alte ghirlande,
che la gloria vi cinga il crine augusto.
Ah! che lo Ciel, ch'è giusto,
non seppe destinar premio più grande
a la virtù che la virtude istessa:
peroch'ella di sé cotanto è paga,
che ciò che non è lei, sdegna o non cura.
Quindi 'l saggio il destino o la natura
ringrazia, perché l'abbia in cor impressa
la copia degli affetti errante e vaga:
perché su l'ombre lor spiega la luce
ragion, dond'ei simile a Dio riluce.
Quest'è dunque il trionfo almo, immortale,
che per quanto lo stil se 'nalzi a volo,
manca via più, se 'n lui via più m'interno:
o bel trionfo, di cui degno è solo
che sia l'animo vostro alto regale
e spettator e Campidoglio eterno!
Trionfo u' de' pensier sède al governo
Prudenzia, a cui l'avvenir mal si pote
celar, più che non soffre umana usanza:
Fortezza e Temperanza
belle quant'altre mai reggon le rote
ch'a l'alma e l'ira ed il desio formâro:
e 'n cima al carro in maestate è assisa
la regina Virtù, la Virtù intera.
D'affetti vinti una ben folta schiera,
che tôrre il regno a la Ragion tentâro,
tra dolci lacci alfin siegue conquisa;
e di palme immortai va l'Onor vero
colmo, adornando il gran trionfo altèro.
Canzon, tal mi son io qual mal accorto
nocchier ch'a vasto mar la vela crede,
e spera esser col sole a l'altra riva;
quand'ecco 'l giorno a nova gente arriva,
ed e' trovarsi in alto mar si è accorto,
tal che cima di monte ancor non vede.
Riman però, mentre più fogli i' vergo,
con l'altra insieme, entro 'l medesmo albergo.