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By Nicolò Franco

Serra, Aurora, il balcon, né più si renda

rosato il ciel, né i dì più chiari e lieti

da tuo' begli occhi, onde 'l veder si vieti

le bionde treccie e la purpurea benda.

Tempo è che Febo se medesmo offenda,

e tinto di dolor, in braccio a Teti,

orbo lasci di sé mondo e pianeti,

sì che giorno quaggiù più non s'attenda.

Sì schivo omai è de' rei vizii il lezzo,

ch'ogni aprico sentier del ciel si duole,

e par che suonin quelle piaggie e queste.

Per l'opre inique del Caprar d'Arezzo

di scolorarsi ha più cagione il Sole,

che per Atreo non ebbe e per Tieste.