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Quell'invitta Umiltà, che ti fu guida
Con piè ritroso al meritato soglio,
D'abbandonarti al prezioso scoglio
Dell'Impero ancor teme e non s'affida.
Sostegno ivi al tuo fianco e guardia fida
S'oppon del lusso al lusinghiero orgoglio,
E vuol che di sue spoglie in Campidoglio
Povertà trionfante esulti e rida.
Povertà, ne' cui miseri tuguri
Cangeresti la Reggia e il gran Naviglio
Per occultare i fasti tuoi futuri,
Ma ostando il Fato al troppo umil consiglio,
Gli spirti e i guardi impoverir proccuri,
Al rozzo stato suo volgendo il ciglio.